Babbo Mammal ed io non abbiamo la TV in casa. Ora siamo in vacanza da nonna in Italia e la televisione c’è. La mattina, mentre io preparo profumatissimi cappuccini ed affetto il pane casereccio per tutta la famiglia, i bambini guardano Peppa Pig. Piace anche a me, ma stamattina mi ha rattristato. Baby Alex, il maialino neonato, mette in crisi gli abitanti della casa, strillando tutta la notte. Dorme isolato nella sua cameretta e come ogni cucciolo mammifero si sveglia spesso, perché non vuole stare da solo al buio. Baby Alex ha bisogno della sua mamma e del suo babbo. Loro, però, non lo portano nella loro stanza. Figuriamoci nel loro letto. Invece, accendono l’aspirapolvere (per il cosiddetto rumore bianco), poi lo spingono intorno alla casa dentro la sua carrozzina. A quanto pare, è così che Baby Alex si riaddormenta, anche se per poco tempo. Alla fine, si accende involontariamente l’allarme della casa ed arriva perfino un elicottero di salvataggio, che fa un casino terribile. Con grande sorpresa di tutti, nel frattempo Baby Alex si è addormentato beatamente tra le braccia della sua mamma. Come commenta la mamma? Dice che Baby Alex si è addormentato grazie a tutto quel frastuono. Questa mamma Pig dovrebbe proprio leggersi Bésame Mucho. Baby Alex si è addormentato perché con lei si sente al sicuro. Ti ho appena raccontato dell’ennesima immagine distorta che ci propongono i mass media. Nei nostri bambini, attraverso i messaggi provenienti da cartoni animati, pubblicità, giocattoli, si rafforza l’immagine della normalità. Intesa come l’insieme degli elementi e delle abitudini che compongono la vita dei più piccoli. Invece no. Non è normale – vedremo di seguito in che senso – che un bambino dorma da solo, che sia nutrito al biberon, che si mantenga calmo principalmente con il ciuccio, che si addormenti tramite corse in carrozzina e molte altre cose.

Il Dottor James J. McKenna è un professore di antropologia e direttore del laboratorio del sonno tra la mamma ed il bambino, presso l’Università di Notre Dame, negli Stati Uniti. È un esperto di fama mondiale sul sonno infantile, in particolare sulla pratica della condivisione del letto, in relazione all’allattamento al seno. Secondo il professore, tutte queste raccomandazioni occidentali su come meglio prendersi cura dei neonati non hanno nulla a che fare con i neonati. Invece, hanno molto a che fare con le recenti ideologie culturali occidentali ed i valori sociali. Queste credenze e le pratiche che ne derivano riflettono quello che noi vorremmo far diventare i neonati, piuttosto che chi sono e di cosa hanno bisogno.

Oltretutto, come scrisse la scrittrice e giornalista britannica Christina Hardyment, nel lontano 1983, raccontare alle madri e ai padri come tirar su i propri bambini attraverso i libri (ed oggi i siti internet ed i blog) è senza dubbio stupido come l’invio di denti finti attraverso la posta, sperando che calzino bene.

Nelle classi del professor McKenna, gli studenti imparano che il neonato umano è il più vulnerabile, più bisognoso di contatto fisico, più lento nello sviluppo e più dipendente, tra tutti i primati ed i mammiferi in generale. In gran parte, questo è dovuto al fatto che gli esseri umani nascono neurologicamente prematuri. Affinché il bambino attraversi in modo sicuro il piccolo pavimento pelvico della madre – requisito architettonico umano, che ci permette di camminare in verticale -, il neonato deve nascere con solo il 25 per cento del suo volume di cervello adulto. Ciò significa che i suoi sistemi fisiologici non sono in grado di funzionare in modo ottimale senza il contatto con il corpo della madre, che continua a regolare il bambino in modo molto simile a quello che avviene durante la gestazione. Ashley Montagu, antropologo e saggista inglese, chiama questa fase “gestazione esterna“. Toccare i neonati influenza il loro respiro, la temperatura corporea, il tasso di crescita, la pressione sanguigna, la temperatura corporea, i livelli di stress e la crescita stessa. In altre parole, il corpo della madre è l’unico ambiente a cui l’infante umano è adattato. Blaffer Hrdy (antropologa), 1999, scrisse che per tutte le specie come i primati – che condividono con noi più del 98% dei geni -, la madre è l’ambiente stesso del bambino. Ricordi come si addormenta Baby Alex? Il dottor Winnecott, famoso psicologo infantile, disse: “Non esiste un bambino, c’è un bambino e qualcuno”.

Questo è un punto di partenza scientifico profondamente vero, per capire perché i bambini non accetteranno né risponderanno mai (se non ad un certo costo) a tutti gli sforzi che fanno gli adulti, per farli dormire da soli. L’ambiente del sonno infantile solitario rappresenta una crisi neurobiologica per il neonato umano, poiché questo micro-ambiente è ecologicamente invalido per soddisfare le esigenze fondamentali dei neonati umani. Infatti, dormire da solo in una stanza e non essere allattato al seno sono ora riconosciuti come fattori di rischio indipendenti per SIDS (Sudden Infant Death Syndrom, morte in culla). Questo fatto spiegherebbe anche perché la maggior parte del mondo (cioè quello non occidentale) non ha mai sentito parlare di morte in culla: in Giappone, ad esempio, dove la condivisione del letto e l’allattamento per diversi anni sono la norma, il tasso dei decessi infantili per SIDS è tra i più bassi al mondo.

Darcia Narvaez, dottorato di ricerca, è professore di psicologia, anche lei presso l’Università di Notre Dame. È specializzata nello sviluppo etico e nell’educazione morale ed è membro dell’American Psychological Association (APA, è un’associazione di categoria, professionale e scientifica, che rappresenta gli psicologi negli USA). Ha pubblicato diversi libri, ha vinto degli award, scrive un blog di psicologia chiamato “Paesaggi morali” ed è redattore esecutivo del Journal of Modern Education (giornale di educazione morale). Ha studiato recentemente il “nido evolutivo dello sviluppo”, Evolved Developmental Niche (EDN), e come questo influenzi lo sviluppo morale, le capacità morali e le preferenze dell’uomo. Questo nido, o nicchia, in cui vengono cresciuti i piccoli, è un insieme di elementi e sorse oltre 30 milioni di anni fa, con l’emergere dei mammiferi sociali. È composto daallattamento al seno per diversi anni, contatto fisico quasi costante dall’inizio, condivisione della superficie su cui si dorme, adeguata risposta ai bisogni in modo che il bambino non si stressi, compagnia giocosa di individui di età diverse tra loro, presenza di diversi adulti – non solo la mamma – che si occupino del bambino, sostegno sociale positivo ed esperienze perinatali positive. In base alla ricerca antropologica, il nido (o nicchia evolutiva) è stato solo leggermente alterato, nel  corso della storia dell’uomo e tra i diversi gruppi umani. Questo, dunque, sarebbe l’ambiente in cui il genere umano ha vissuto per il 99% della sua storia sulla terra. Fa parte del modo in cui l’uomo è evoluto. Significa che è ciò che ha aiutato i nostri antenati a sopravvivere. Il team di ricerca che lavora con la professoressa Narvaez usa questo concetto di riferimento, per determinare ciò che favorisce la salute ottimale dell’essere umano, la sua benevolenza e lo sviluppo di una morale compassionevole. In particolare si interessano dei suoi effetti nei bambini da zero a tre anni. Sono noti gli effetti longitudinali sulla pro-socialità dei bambini (cooperazione e impegno sociale), sul comportamento e sulle abilità cognitive (intelligenza, ascolto, comprensione ed espressione verbale), nell’arco dei primi tre anni di vita. Nella società moderna industrializzata, gli elementi del “nido” vengono spesso a mancare. L’allattamento prolungato è in disuso. Alcune mamme non si sentono abbastanza rilassate da allattare al seno, perché stanno già anticipando mentalmente il ritorno a lavoro. Spesso sono lontane dalla famiglia di origine, quindi sole ad occuparsi di tutte le mansioni e ben preso magari anche esaurite. Gli adulti evitano di tenere in braccio un bambino, limitando il contatto fisico, per paura di viziarlo. I bambini vengono tenuti per molto tempo in carrozzina, nel box e dormono nella culla. Si cercano selvaggiamente consigli e strategie, nei siti internet, nei blog, nei libri di presunti esperti, quando i piccoli si ribellano a queste forme di isolamento. La minaccia e la punizione sono gli strumenti educativi più diffusi. La fretta di far diventare i bambini indipendenti ed autonomi, attraverso la negazioni di diversi loro bisogni, a volte ne impedisce uno sviluppo ottimale.

Tieni sempre a mente, che soddisfare il forte bisogno di dipendenza di un bambino è la chiave per aiutarlo a raggiungere l’indipendenza. I bambini superano questo bisogno in tempi del tutto personali. Quelli che raggiungono l’indipendenza a loro modo diventano più autonomi di quei bambini che sono stati forzati prematuramente a diventare indipendenti (González, 2012).

Per uno sguardo veloce alle semplici regole da seguire per dormire insieme in tutta sicurezza, il foglio illustrativo dell’ISIS (Infant Sleep Information Source) è di facile consultazione. Le indicazioni elaborate da James J. McKenna, il più grande esperto al mondo sul tema, si trovano in Inglese, sul sito del suo Laboratorio del sonno comportamentale. Se invece ti interessa approfondire più in generale il tema del sonno, l’articolo Sweetdreams are made of this fa al tuo caso.

Ora mi butto sul letto con i miei due piccoli mammiferi. Ci ascoltiamo La Ninna Nanna di Piuma il pulcino. Per fortuna, questa finisce così: “farai dolci sogni, accoccolato sempre con la mamma ed il papà”.
Baby Alex si ribella all’isolamento

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