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Anche questo post, come altri, nasce da una delle tante discussioni via chat con un’amica lontana. Come di consueto, partirò con uno sforzo di scientificità e passando per la mia esperienza personale, approderò al cuore del discorso. Preparati ad una breve omelia sulle raccomandazioni tecniche.

Quando avere un altro bambino è una scelta personale. A volte, non è neanche del tutto sotto controllo, nonostante tutti gli strumenti e le informazioni per la pianificazione familiare, di cui oggi disponiamo. Per di più, la maggior parte delle donne iniziano a programmare bambini quando hanno già trent’anni suonati. A volte suonati da un pezzo. In questo modo, non si ha più il lusso di aspettare una quantità di tempo sufficiente, prima di pianificare una nuova gravidanza. Le chance di successo diminuiscono molto con il passare degli anni.

Inoltre, oggi molte mamme non allattano in maniera esclusiva, oppure svezzano precocemente il loro bambino: in base alle raccomandazioni UNICEF, OMS e di altre società scientifiche internazionali, l’allattamento al seno va continuato fino a 2 anni e oltre. In generale, non permettere al bambino di succhiare al seno a richiesta, porta ad un ritorno troppo precoce della fertilità. Infatti, anche nel caso in cui la mamma allatta, se c’è un divario di 6 ore o più tra le poppate, l’ovulazione può ritornare.

Tratto da Organizzazione Mondiale della Sanità, Infant and young child feeding: Model Chapter

In questo modo, la mamma può avere un altro bambino troppo presto: prima che il suo corpo si sia ripreso completamente dalla precedente gravidanza e prima che la famiglia sia pronta a prendersi cura di tutti i bambini, in maniera adeguata all’età di ciascun figlio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e altre organizzazioni scientifiche internazionali raccomandano un’attesa di almeno 2-3 anni tra una nascita e la successiva gravidanza: per ridurre la mortalità neonatale e infantile e anche a beneficio della salute materna. Altri studi, supportati dalla United States Agency for International Development (USAID), hanno suggerito che la spaziatura più vantaggiosa sarebbe di 3-5 anni. Queste nozioni sono anche in accordo con la raccomandazione dell’OMS e di altre organizzazioni scientifiche, per cui l’allattamento al seno dovrebbe essere esclusivo nei primi sei mesi di vita del bambino e poi continuato per diversi anni, finché la mamma e il bambino vorranno.

Tratto da Organizzazione Mondiale della Sanità, Infant and young child feeding: Model Chapter

Gli effetti nocivi di gravidanze troppo ravvicinate sono ben conosciuti (pag. 78, 79). Intervalli di 6 mesi o più brevi, tra una nascita e la successiva gravidanza, sono associati ad un rischio più elevato di mortalità materna. Intervalli di circa 18 mesi o meno sono associati ad un rischio significativamente più elevato di mortalità neonatale e infantile, basso peso alla nascita, piccole dimensioni per l’età di gestazione e parto pre-termine (come Bimba Mammal, ad esempio). Il Model Chapter for textbooks for medical students and allied health professionals on Infant and Young Child Feeding (=manuale per libri di testo per studenti di medicina e professionisti del settore sanitario), di OMS e UNICEF, basandosi sul Report of a WHO technical consultation on birth spacing (=consultazione tecnica dell’OMS sulla spaziatura delle nascite), raccomanda: gli operatori sanitari dovrebbero avvisare le coppie di attendere almeno 24 mesi dopo il parto di un neonato in vita e 6 mesi dopo un aborto spontaneo o una interruzione di gravidanza (= avvenuti prima della 20esima settimana di gestazione), prima di tentare la gravidanza successiva.

Una spaziatura di qualche anno tra le nascite è la norma biologica per l’uomo, anche secondo gli studi antropologici. La Dottoressa Katherine A. Dettwyler è un noto professore associato presso l’Università di Delaware in Newark, Stati Uniti, e si occupa di antropologia bioculturale: l’esplorazione scientifica dei rapporti tra biologia e cultura umana. Durante la sua ricerca ha raccolto molteplici studi, sulle diverse variabili della storia della vita, nei primati non umani: questi sono i nostri parenti più stretti nel regno animale, specialmente i gorilla e gli scimpanzé, e condividono con noi più del 98% dei geni. Le variabili considerate sono la durata di gestazione, il peso alla nascita, la crescita, l’età di maturazione sessuale, l’età di eruzione dei denti, la lunghezza della vita, eccetera. In questi studi, i dati ottenuti sono stati collegati all’età di svezzamento di questi animali. Infine, tenendo conto dei risultati legati a ciascuna delle variabili analizzate, Katherine Dettwyler è risalita all’età di svezzamento nell’uomo, se non ci fossero tante regole culturali ad influenzare questo argomento. Secondo una prospettiva biologica, è emerso che allattare al seno un bambino per un minimo di 2,5 ad un massimo di 7 anni è normale. Questa sarebbe la norma biologica, se l’uomo non fosse influenzato da fattori culturali. Poiché, come abbiamo visto, la suzione del bambino è legata alla fertilità della mamma, una spaziatura di qualche anno tra le nascite risulta essere la naturale conseguenza.

 

Medicina e antropologia a parte, quali sono i fattori che influenzano la pianificazione familiare nella coppia?

Dal punto di vista dello stile di vita, avere bambini piuttosto vicini di età, permette di concentrare gli sforzi tutti in una volta. La filosofia dietro questa scelta è: tra qualche anno sarà finita e tutto diventerà più facile. Personalmente, si tratta dell’errore che abbiamo fatto noi. La qualità delle relazioni è molto importante. Avere dei bambini con uno o due soli anni di distanza, non permette ai genitori di affrontare le piccole sfide quotidiane con la calma necessaria, perché questi anni siano anche piacevoli (per tutti). Ora che ci penso, non torneranno mai più. È molto importante godersi questo tempo, fatto di grandi meraviglie, che si susseguono mese dopo mese. Invece, ciò che ho vissuto fino ad oggi, è una corsa mozzafiato. Con una spaziatura più ampia, mi sarei goduta di più ciascun bambino nella sua individualità.

Quando i bambini hanno tre, quattro o cinque anni di differenza, litigano spesso: i piccoli vogliono le cose dei più grandi e fare le cose dei grandi. I grandi non vogliono i piccoli intorno, a fare un macello tra le loro cose. Tuttavia, quando la distanza tra loro è piccola, ad esempio uno o due anni, gli interessi si accavallano e si bisticcia per avere gli stessi giocattoli, lo stesso piatto e gli stessi vestiti. Gli interessi di Bimba e Bimbo Mammal coincidono molto già ora, che hanno due e tre anni. Posso solo immaginare la rivalità futura, in ogni nuovo stadio della vita.

Molti dicono che bambini con uno o due anni di differenza avranno sempre l’un l’altro. Saranno certamente amici. Lo devo ancora vedere. Per quanto riguarda me, ci sono 4 anni di differenza tra me e mio fratello e 6 anni con mia sorella. Una volta passata l’infanzia e l’adolescenza, cioè nei 20 e 30 anni, le differenze di età non sono più marcate. Siamo diventati tutti e tre grandi amici.

Un bambino di un anno e mezzo o due è troppo piccolo per capire che un neonato è molto fragile. Va tenuto a vista ogni istante e potrebbe facilmente percepire sia la nostra ansia, che sé stesso come un problema. Ricordo ancora quella volta che ho trovato Bimba Mammal con una macchinetta infilata per tre quarti in bocca. Con un po’ di supporto, un bambino più grandicello sarebbe, invece, il più bravo baby-sitter del mondo, per un fratellino o una sorellina molto piccoli. Mi rivedo dondolare la carrozzina con mio fratello dentro, sotto il ciliegio, quando mamma riposava.

Le spese familiari, quando la spaziatura è piccola, possono sembrare minori: i bambini possono usare insieme certi utensili, vestiti e giocattoli, che sono ancora in buono stato. Però, non è possibile ri-utilizzare il passeggino, il sedile auto, il seggiolone e tutte queste cose che servono contemporaneamente, nel corso della giornata: a colazione, a pranzo, a merenda, a cena, per andare a fare la spesa, eccetera. Quindi, ne devi avere per forza uno per ciascuno. Per di più, queste spese non sono ammortizzate nel tempo.

Bimbo Mammal è stato svezzato precocemente a 6 mesi, a 9 mesi è andato al nido e a soli 15 mesi mamma è sparita, per poi ricomparire con una cosa infernale (per lui) in braccio. Era Bimba Mammal, che ha preso il suo posto tra le braccia di mamma, lo ha spinto fuori dal letto, ha avuto spesso la precedenza ogni volta che iniziava un concerto (di pianto). È stato giusto nei suoi confronti? Così, quando aveva due anni, le maestre della scuola materna internazionale ci hanno detto che Bimbo Mammal è dotato di spiccata intelligenza e buona capacità di interagire con gli altri, ma ha difficoltà a livello emotivo. Questo è ciò che vediamo anche noi, nonché il motivo per cui abbiamo deciso di accogliere il suo rifiuto di frequentare la scuola. Per ovviare al problema, la psicologa ci consigliò di procurarci un po’ di aiuto, in modo che io potessi trascorrere almeno un’oretta al giorno da sola con il nostro ometto.

 

Nei primissimi anni di vita, l’attenzione dei genitori è di cruciale importanza, in relazione al benessere di ciascun bambino. Credo che i bambini debbano poter mantenere il loro attaccamento emozionale a una persona, invece di essere costretti a rivolgersi ad un oggetto inanimato come un peluche o una coperta. Penso che questa sia la base per una vita orientata verso le persone, anziché verso gli oggetti. Non riesco più neanche ad immaginare la vita di un bambino nei suoi primissimi anni, senza questo stretto contatto: è un bambino che sta attraversando un periodo di enormi cambiamenti, di cui alcuni possono essere molto frustranti. Invece, cercare una nuova gravidanza quando il bambino (o l’ultimo bambino) ha almeno due anni, vuol dire che, per quando nascerà il prossimo, avrà già acquisito una certa indipendenza: mangiare, vestirsi, usare il bagno, servirsi di giocattoli o altri oggetti di interesse saranno delle capacità già avviate. Il linguaggio sarà sviluppato abbastanza da poter preparare il bambino al grande cambiamento in corso. Sono tutti elementi che faciliteranno la nuova vita familiare.  Inoltre, non dimenticherò mai che un adeguato contatto fisico è il miglior mezzo di comunicazione affettiva, di conforto, per un sano sviluppo emotivo nei bambini. Spesso, non mi è stato possibile accogliere questo tipo di bisogno espresso da Bimbo Mammal.

Vorrei concludere, condividendo un articolo del noto psichiatra canadese, il Dottor Elliot Barker: l’importanza critica dell’essere mamma. Come portavoce dei diritti del bambino ed avendo lavorato molti anni nella cura di individui psicopatici, il Dr. Elliott Barker è il fondatore e direttore della Società Canadese per la prevenzione della crudeltà sui bambini (CSPCC) e redattore di una rivista molto stimata sulla genitorialità empatica (al momento non più pubblicata). Mi ha molto colpito scoprire che la psicopatia inizia nella più tenera età: da 0 a 3 anni. Un bambino, che non riceva abbastanza amore nei primi tre anni, è come un secchio che perde continuamente acqua. L’allattamento al seno prolungato e simili forme di interazione sono delle vere e proprie forze nella società, che svolgono la funzione di tenere saldo il sistema dei valori, su ciò che realmente conta: la reciprocità e lo scambio umano. Il quinto, tra gli otto maggiori ostacoli alla crescita di bambini sani – tra cui la mancanza di tempo e la mancata preparazione/disinformazione dei genitori – è la spaziatura tra fratelli.

When taking a history on a murderer, I try to understand the early formative years by asking the parents what was happening in their lives beginning six months before the child was conceived. From these histories, it appears that the close spacing of siblings almost always increases the difficulty in proper nurturing. Among families with the very best of support systems – where both parents are equally involved and the economic base is reasonable – it is possible to cope well with closely spaced children. But by and large, a three- or four-year spacing between children (the natural spacing of totally committed breastfeeding) tends to reap enormous emotional benefits to individual children. This allows children a position that will not be usurped by a younger sibling before they are capable of understanding it or before they are able to get by with less immediate attention to their needs.

“Quando analizzo la storia di un assassino, cerco di capire i primi anni formativi, chiedendo ai genitori quello che stava accadendo nella loro vita, iniziando da sei mesi prima che il bambino è stato concepito. Da queste storie, sembra che la stretta spaziatura tra fratelli aumenti quasi sempre le difficoltà nella corretta crescita dei bambini. Nelle famiglie con il miglior sistema di supporto – in cui entrambi i genitori sono ugualmente coinvolti e la base economica è ragionevole – è possibile gestire bene bambini ravvicinati. Ma nel complesso, una spaziatura di tre o quattro anni tra i bambini (la spaziatura naturale quando si allatta al seno a richiesta) dona enormi benefici emotivi ai singoli bambini. Questo permette loro una posizione che non sarà usurpata da un fratello più piccolo, prima che siano in grado di comprendere o prima che siano in grado di cavarsela con un un tipo di attenzione un po’ meno immediata alle loro esigenze.”

La spaziatura tra bambini è una cosa importante, che i genitori possono fare per prevenire l’esaurimento: si verifica quando, anche i genitori meglio intenzionati, assumono il compito molto difficile di cercare di soddisfare le esigenze emotive di bambini ravvicinati. Io la considero una grande responsabilità. Buona fortuna.

come rispettare il bambino nella spaziatura

2 pensieri su “come rispettare il bambino nella spaziatura

  • marzo 27, 2017 alle 02:33
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    Grazie…farò cura di queste tue parole…i miei bimbi hanno 3 anni di differenza. Quando è nata la mia seconda bimba mi sono sentita tante volte in difetto nei confronti del mio topino più grande. Come se non gli avessi potuto dare tutte le cure e le attenzioni di cui forse aveva bisogno.
    Si vogliono un gran bene anche se litigano! …e lei a volte (quando noi non riusciamo prima a fermare il tutto) subisce qualche botta dal fratello. Quando succede ammetto di non comportarmi sempre come da manuale!
    La maggior parte delle volte però cerco di capire i motivi parlando con lui…so che tua sorella è una brigante (perché ad esempio gli ha preso un gioco) ma allo stesso tempo cerco di fargli capire che ha di fronte una bimba piccola che lo ammira e lo imita in tutto! Non sempre ha funzionato 😅!
    È molto difficile essere bravi genitori…credo a volte di aver sbagliato…ti ringrazio per i tuoi consigli!

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    • marzo 27, 2017 alle 07:17
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      Che bello trovarti qui! Mi fa tanto piacere e mi motiva a scrivere e continuare a ricercare sempre 🙂 mi piace anche il tuo approccio. Se posso darti un piccolo consiglio, prova a dire al “grande” che lo vedi che è molto arrabbiato, riconoscendo e accogliendo il suo sentimento. Questo lo aiuterà a comprendere cosa prova e acquisire competenza emotiva. Allo stesso tempo, eviterai di attribuire qualsiasi etichetta alla sorellina (brigante), perché lui potrebbe sentirlo come un piccolo rinforzo a ciò che prova per lei in quel momento. Grazie per aver condiviso la tua esperienza!

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