Dopo una notte un po’ meno turbolenta delle precedenti, mi sono svegliata con un senso di benessere che mi aveva abbandonato da circa due settimane. Ho imparato che il target di noi genitori è quello di trascorrere delle notti riposanti, in armonia con la famiglia. Il segreto per un sonno profondo e indisturbato è…non avere bambini.

Il Professor James J. McKenna – antropologo – è riconosciuto come autorità leader a livello mondiale sul sonno condiviso di mamma e bambino, in relazione all’allattamento al seno e alla morte in culla (SIDS). McKenna sostiene che genitori con idee meno rigide circa il come e il dove i loro bimbi dovrebbero dormire sono generalmente più felici e decisamente molto più lontani dall’essere delusi. I bambini sono i mammiferi che hanno bisogno delle cure più amorevoli e prolungate, per crescere sani fisiologicamente e psicologicamente. Abbiamo il cervello meno maturo neurologicamente alla nascita, con solo il 25% del suo volume definitivo. Quando un bimbo viene privato di contatto fisico e risposte immediate al suo richiamo, diventa un individuo anormale. Hai mai sentito parlare del famoso esperimento di Harry Harlow? A me sono venuti i brividi.
I bambini non ce la fanno a rispondere alle aspettative di mamma e babbo del ventunesimo secolo, come ad esempio dormire ininterrottamente tutta la notte. Dopo tre anni dal primo parto, due bimbi piccolissimi e tanti libri letti, posso dire che, per babbo-mammal e me, le parole del Professore e di molti altri scienziati sparsi per il mondo sono cruciali. È il filo sottile che mi sostiene dal cadere nell’abisso della privazione del sonno. Il mio punto di riferimento è l’armonia interiore e la pace con me stessa e la mia famiglia. Sono in pace con loro perché ho capito che quando sei mamma rinasci in una vita e una persona nuova. Imbestialirsi per avere la vita di prima più i figli, rovina tutti. Invece puoi integrare i tuoi bimbi e i loro bisogni nella tua vita, per crescerli sani e non farli soffrire. Basta essere flessibili e adattarsi ai cambiamenti. Per capire questo bisogna che tu sappia che tuo figlio NON è un manipolatore.

Il manipolatore, India, Febbraio 2017

Il famoso pediatra americano William Sears afferma che non è possibile viziare un bebè, perché un bambino piccolo semplicemente non ha la struttura cerebrale per manipolare. Per far ciò, un bimbo dovrebbe possedere le seguenti capacità: il pensiero ipotetico, il pensiero critico e razionale, l’empatia e il controllo dell’impulso. Queste abilità cognitive sono dominio della corteccia prefrontale. Questa zona del cervello è responsabile per le capacità alte ed è ciò che ci differenzia dai nostri parenti mammiferi. Questa zona del cervello è l’ultima a svilupparsi. Gli scienziati ritengono che lo sviluppo finale della corteccia prefrontale non si verifica prima dei venti anni di età.

Se con il termine viziare intendi insegnare al tuo bambino che, se comunica i suoi bisogni in maniera effettiva, può stare tranquillo che la sua esigenza sarà soddisfatta e il suo serbatoio d’affetto colmato, allora sì, viziare bimbi-mammal mi riesce molto bene. Babbo-mammal e mamma-mammal sono stanchi di sentire genitori che parlano del proprio bambino come di un furbetto manipolatore che pare faccia apposta a…svegliarsi di più quando loro sono tanto stanchi o hanno da fare, piangere più forte quando capisce che mamma o babbo deve andare a fare altre cose. Il bambino nasce con un sistema nervoso disorganizzato e non ha la capacita di controllarsi e calmarsi da solo. Questo mito del bambino che si tranquillizza da sé senza essere preso in braccio, allattato, portato nella fascia, abbracciato e tanto ancora, è una costruzione prettamente culturale senza evidenza empirica. Quando ti chiama e vai da lui, poni le basi per avere un bimbo autonomo. Prendi in considerazione i suoi bisogni e gli starai insegnando a diventare indipendente. Tuo figlio non è autonomo quando dorme da solo senza bisogno della tua presenza, quando mangia da solo tutto quello che gli hai messo davanti, quando gioca da solo, quando è silenzioso, quando non disturba ed è felice quando vai via. C’è una differenza cruciale tra un bimbo che non chiama sua madre perché non ne ha bisogno e uno che non chiama più perché sa che tanto lei non andrà da lui. L’ultimo sta solo aumentando la generazione di individui disconnessi e la sua è ben altro che indipendenza. La domanda è, cosa sta succedendo? Le esigenze del mondo moderno sono troppo schiaccianti per dare ai bambini la connessione che richiedono e per essere genitori come si fa nelle società senza ritmi incalzanti? Viviamo in una cultura dove si deve lavorare 24/7, crescendo figli senza una famiglia vicina che ci aiuti e con un elenco lunghissimo di e-mail e messaggi da rispondere quotidianamente. Il malessere riguardo l’allattamento è per caso legato al fatto che non sappiamo più rilassarci e godere di quella intimità fisica e travolgente? Già durante la gravidanza decidiamo il limite temporale, perché non è più pratica comune quella di allattare finché mamma e bambino semplicemente ne vorranno. O c’è un male più insidioso in fondo a questa situazione? Una disconnessione da ciò che significa essere umani, creata dalle nostre tecnologie.

Il nostro piccolo non è un manipolatore, è un essere umano con dei comportamenti che la natura ha selezionato perché la specie potesse sopravvivere ed evolversi da oltre trenta milioni di anni fino ad oggi. Se il bambino preistorico non avesse chiamato spesso la mamma durante il giorno e soprattutto la notte, non fosse stato in allerta, cioè non si fosse svegliato spesso per poppare e farsi cullare, sarebbe diventato cibo facile per le belve predatrici. Ricorda che ancora adesso solo una piccola percentuale della popolazione mondiale vive in case protette, al riparo dal freddo, dalla fame e da predatori di diverso genere. Perché dovrebbe il nostro bambino essere diverso dagli individui della sua specie?

Ogni comportamento del bambino risponde ad un bisogno. È il suo tentativo di rispondere ad esigenze che non sa come altro soddisfare. Se il suo tentativo è inefficace, perché è ancora troppo piccolo, ti sta indicando una lacuna nelle sue abilità. Determina quella lacuna e intervieni in maniera appropriata al bisogno senza pensare all’età che ha in relazione alle tue aspettative. Se proprio hai necessità di sapere se dovrebbe avere quella capacità che tu ti aspetti, studia meglio le tappe dello sviluppo infantile. Se ti concentri sulle tue aspettative il problema sei tu. Persegui l’empatia, che è la capacità di comprendere le esperienze altrui. Comportati con il tuo bambino in modo che tu, come parte dell’umanità, possa raggiungere il tuo potenziale di felicità e di pace.

Oggi inizia una bella giornata.

il manipolatore

Un pensiero su “il manipolatore

  • febbraio 19, 2017 alle 14:41
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    Non hai resistito a pubblicare già un altro articolo! Comunque bel riassunto, dovresti farci una tesi 🙂

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