Nel passato, all’interno delle famiglie benestanti, i coniugi padroni di casa dormivano in letti separati. Quando volevano un po’ di intimità, era il marito a raggiungere la moglie nella sua stanza. Il perbenismo dei ceti abbienti relegava la congiunzione carnale alla procreazione. Nei ceti più poveri, invece, l’intimità sessuale era vista come un comportamento naturale. Solo la gente comune, per mancanza di spazio, dormiva insieme. Agli inizi del Novecento l’abitudine di dormire separatamente cadde in disuso. Oggi, tutti sono d’accordo nell’affermare che dormire con il proprio o la propria partner è parte integrante della vita di coppia. In genere, quando ami qualcuno, dormire accanto a lui o lei ti dà un senso di pace e sicurezza. Se convivi con la persona che ami, qualche volta ti sarà capitato di dover dormire senza compagnia. Magari la dolce metà era in viaggio di lavoro. Non era strana quella sensazione? Non la percepivi come solitudine? Credo che molte persone siano d’accordo nel ritenere che la condivisione del letto sia uno dei segni distintivi della coppia che funziona.

Ora pensaci un attimo. Tu sei grande. Ti accapiglieresti tanto per il tuo piccolo che non vuole dormire da solo, se tu stesso o tu stessa non potresti immaginare di trasferirti in un’altra stanza senza nessuno accanto? Il tuo bambino ha diritto a quella piacevole sensazione di calore e benessere, che la prossimità della persona che ami dona anche a te. Deve passare un altro secolo, perché si smetta di pensare che dormire con i propri cuccioli  sia una pratica comune solo tra chi non può permettersi una stanza in più? Questo, infatti, era proprio quello che si diceva la padrona di casa in età vittoriana, quando pensava alla coppia che dormiva nello stesso letto: “chi può permetterselo, di certo non lo fa”.

Posso dire che quasi una volta a settimana sento donne esprimere preoccupazione. “Il bimbo nel letto non crea problemi alla coppia?” Analizziamo il fatto, per vedere se c’è davvero un problema. Vediamo se la cosa si può risolvere, senza compromettere l’armonia di nessuno. Credo che stiamo parlando dell’intimità tra i partner. Si è frettolosamente portati a pensare che con lui o lei nel mezzo, il sesso muoia. Ora, se è vero che con l’arrivo dei figli diminuisce il tempo a disposizione per l’intimità di coppia, è altrettanto vero che gli spazi della casa restano più o meno gli stessi. Voglio dire, ci si può incontrare in molte altre zone dell’appartamento, ai fini di ciò di cui stiamo discutendo. Questo vale soprattutto per chi abbia comprensibili inibizioni, relative all’uso dello stessa superficie dove sta dormendo lo scricciolo. Visto che la soluzione è così semplice, sto pensando che ci debba per forza essere qualcos’altro. Altrimenti non si vedrebbero così spesso donne sotto pressione, perché il babbo vorrebbe l’intruso fuori dal letto o si preoccupa tanto di sapere quando è che se ne andrà. Ricominciamo daccapo e immaginiamoci la scena. Uno dei due partner ha desiderio di intimità. Cosa fa? Spesso si è abituati ad andare a letto, poi prima o poi qualcuno si farà avanti. Naturalmente. E adesso? Che si fa con questo qui nel letto? Non si fa più nulla? Sembra che lo scricciolo se ne debba proprio andare a dormire da qualche altra parte. Invece io dico che la colpa non è dei nostri figli.

Ecco che pian piano ci avviciniamo al punto. È il dialogo. L’abitudine (a volte mancante) di comunicare al proprio partner i propri desideri e le proprie aspettative, riguardo all’intimità di coppia. Questo è il fulcro della questione. Vedi, quando questo manca, non ti resta altro che aspettare a letto. Ma quel letto ora non è più solo tuo, perché tempo fa hai deciso di avere un bambino e condividere con lui la tua vita e i tuoi spazi. Hai promesso di prenderti cura di lui. Questo include il rispetto del suo bisogno di vicinanza e affetto. Lo stesso che hai anche tu verso il tuo partner.

 

James J. McKenna, Safe Cosleeping Guidelines

Allora ecco che esce fuori un altro elemento mancante. L’informazione. Lo sai tu, mamma o babbo o amica o parente, che per un bambino piccolo dormire accanto alla sua mamma (nel rispetto di semplici norme per la sicurezza) è biologicamente appropriato? Ti hanno mai detto o hai mai letto, che tutti i bambini, quando si sentono pronti, preferiscono dormire in un loro spazio? Hai mai pensato di affiancare un lettino al tuo letto? Se col tuo piccolo già ci parli, puoi offrirglielo e vedere come va. Anche il noto brand di mobili svedesi ne fa uno leggerissimo ed economico. Potrebbe essere curioso ed entusiasta. Molti iniziano a dormirci per un po’ di tempo. Poi magari tornano nel tuo letto. A volte vogliono riprovare il loro lettino. Ti do un’altra idea. Hai mai sentito parlare del letto familiare? È un mosaico di letti. Lo puoi fare anche da te. Può essere un letto matrimoniale futon, a cui affianchi un lettino normale o in stile Montessori. Se non vuoi comprarli, puoi usare un po’ di creatività e progettare in maniera intelligente il vostro spazio per la notte. Puoi anche affiancare uno o più materassi singoli, di dimensioni normali e con le doghe, al letto di mamma e babbo. 

Alcuni usano bancali di legno per creare letti fai da te e poi spendono il vero budget in materassi di qualità. Se hai abbastanza spazio, questa soluzione permette a tutti di stare belli larghi, ma insieme. In più, non sprecherai soldi in culle e lettini temporanei. È un’idea utile anche per chi ha più di un bimbo e non vuole sacrificare nessuno.

 

Il letto familiare di Elizabeth and Tom Boyce, https://www.washingtonpost.com/news/morning-mix/wp/2015/10/21/heres-what-happened-when-a-family-of-7-started-sleeping-in-the-same-bed/?utm_term=.069715aebb1a


Bimbo Mammal ha dormito con noi fino al compimento dei due anni. Poi, ha voluto provare il lettino adiacente. Ora ha tre anni e mezzo e sente di nuovo il bisogno di dormire con noi. Perciò è tornato nel mezzo. Avere un cucciolo nel letto ci piace sempre tanto. Invece la sorellina più piccola ama rotolarsi e addormentarsi sul lettino laterale. Una vera fortuna che si siano alternati in maniera casuale e spontanea, dato che stare in quattro su un materasso non è possibile. Facciamo un passo indietro. Quando è nata Bimba Mammal, suo fratello aveva solo diciassette mesi e dormiva con noi da sempre. La camera della casa in Germania era un buco, non c’era spazio neanche per i comodini. Figuriamoci se potevamo aggiungere un lettino laterale o alla base del nostro letto. Allora io e la piccolissima ci siamo spostate nella cameretta degli ospiti, dove abbiamo trascorso le notti più dolci della nostra vita. Ognuno di noi ha cambiato disposizione diverse volte, anche per via del trasloco in India. L’importante è che tutti riposino bene. Sperimentare è la chiave di tutto. Che non si sacrifichi nessuno, però. Soprattutto non i piccolini. 

Siamo tutti troppo oppressi da ciò che fanno e dicono gli altri. Ma le esperienze sono personali. I bambini non sono macchine. I genotori sono individui. Perciò, quello che funziona per me può non andare per te e viceversa. Seguire con naturalezza il bisogno di vicinanza e affetto di tutti i componenti della famiglia e arrangiarsi così che tutti siano felici non è una cosa scontata. Siccome ho solo questa vita, io scelgo di vivere per me e non per gli altri. Non c’è uno che sciala e uno che sta male. Si parla, ci si confronta. Si trovano soluzioni che includano il benessere di queste creature che sono qui davanti a noi, per nostra scelta. 

Quando il nucleo familiare cresce, è normale che le dinamiche si complichino. Siamo esseri umani con desideri, bisogni e aspettative. È naturale che non basta più aspettarsi in silenzio nel letto. Soprattutto perché a volte non si riesce neanche più ad andare a letto insieme. Allora, bisogna cambiare qualcosa. Occorre aprirsi al partner e comunicare. Dobbiamo scoprire o ritrovare la naturalezza di chiedere ciò di cui abbiamo bisogno. Si tratta di cercare del tempo per stare insieme da soli, almeno ogni tanto.

Salvaguardia la democrazia, perchè non muoia nel tuo letto.

la democrazia non muore nel letto

2 pensieri su “la democrazia non muore nel letto

  • luglio 21, 2017 alle 10:09
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    Noi siamo passati dal next to me della chicco attaccato al mio lato del letto ad un lettino a culla con le sbarre che il mio piccolo odiava letteralmente, GLI ALTRI mi avevano consigliato così e per questioni economiche per un periodo ho deciso di proseguire,ma le notti non erano affatto belle. Dopo qualche mese sono andata all’ikea e ho comprato un letto estensibile da 130 a 200 cm e tutto
    magicamente è cambiato: eravamo tutti allo stesso livello come in un grande lettone, ognuno con il suo spazio, il piccolo prendeva il latte e rotolava nel suo lettino ma i nostri abbracci e le mie carezze erano tutti a portata di mano!anche adesso che ha quasi 3 anni niente è cambiato, e tutto funziona benissimo!!!

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    • agosto 10, 2017 alle 14:17
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      Io trovo che il lettino con le sbarre sia del tutto innaturale e anche brutto, sia da vedere che come concetto. Ancora una volta, penso che guardarsi un po’ intorno e usare la propria testa gioverebbero a tante famiglie.

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