Con i tuoi soli due anni, sei già la donna più fantastica della mia vita. Sei laboriosa come una formichina, forte come Wonder Woman, educata come una principessa, sportiva come Bimbo Mammal, giudiziosa come zio Marco (e permalosa come mamma). Hai il sorriso dolcissimo di babbo e ogni volta che mi guardi con quegli occhi grandi e profondi, mi strappi via il cuore. È tuo. Avevi pochi minuti, quando ti hanno fatto scivolare dolcemente dentro l’elastico sul mio stomaco. Solo in quel vero istante, la paura è uscita da quella stanza fredda e sterile, dove stavo piangendo come una bambina, poco prima, quando mi infilavano gli aghi nella schiena. In quel momento, siamo diventate una sola persona. Tu ed io, per sempre.

Wonder Woman

Con te, sono diventata mamma per la seconda volta. Ero già più esperta ed ho cercato di dare il meglio di me. Se sono diventata una mamma brava, di quelle che fanno le cose giuste, è soprattutto grazie alla tua forza.

Avevi sette mesi. Da lì, per nove lunghi mesi, ti sei svegliata di continuo. Penso ogni ora o due. Io non ne potevo più di allattarti così spesso durante la notte, anche se dormivi con me nel lettone (non è che dovessi poi fare tanta fatica, ad esempio per alzarmi). Una dottoressa brava, mi disse che si trattava di ansia da separazione. Una fase tipica dello sviluppo di un bebè. Disse che non ci potevo fare nulla, se non starti accanto e darti il latte così, come tu chiedevi. Io, però, ero un po’ a pezzi. Allattare te è una delle esperienze più belle e toccanti della mia vita. Lo rifarei cento, mille volte, per sempre. Tuttavia, non dormire per un paio d’ore di fila mi stava mandando fuori di testa. Così, come forse sarà accaduto a tante mamme, per la fretta mi sono imbattuta nel libro controverso (e per certi versi anche “pericoloso”) di Tracy Hogg. Buona la parte sulla competenza sociale, ma stai molto in guardia per quanto riguarda il tema della nanna, l’allattamento ed il tipo di relazione mamma-bambino, che viene auspicata. Insomma, ho iniziato il tuo sleep-training, seppure nella forma più lieve di questa brutta pratica. Volevo che dormissi di più. Come la metti, è sempre una cosa ingiusta: dormire non è un comportamento che si può insegnare (J. McKenna, PhD, FAQ nr 34; J. McKenna, 2007; Sarah J Buckley, 2009; C. González, 2012; R. Rainbolt, 2016). Dormire è un atto naturale per tutti, grandi e piccoli. È una pura funzione biologica e ad avere bisogno di un bel training sono i genitori. Il solo compito di mamma e babbo è rendere piacevole il momento della nanna. Solo le abitudini quotidiane collegate al sonno possono essere insegnate: la pulizia dei denti, un bagnetto ed un massaggio, il pigiama, leggere insieme un libro illustrato, abbassare le voci e le luci. Dobbiamo farci guidare dal rispetto. Invece, quella volta, ho provato a smettere di allattarti di notte (tra mezzanotte e le cinque del mattino). Eri così piccolina, amore mio. Ti addormentavo in braccio con la musica, anziché al seno. Per dissociare il seno dalla nanna, nella tua testolina. Che assurdità. Chi ci pensava, che i piccoli umani sono programmati dalla natura, per cercare spesso il latte della mamma (González, 2012). Siamo andate avanti così per circa una settimana. Pian piano ho eliminato anche la nostra danza affettuosa e ti ho messo ancora sveglia nella culla. Ogni tanto per giocare. Quando pensavo avessi familiarizzato, ti ci ho messo a dormire anche di notte. Avevi un paio di giochini accanto. Io stavo sdraiata a cantare canzoncine, lì fuori. Ha funzionato all’inizio, ma è durata molto poco, forse un paio di settimane. Il piano diceva che appena piangevi, dovevo prenderti fuori dalla culla. Appena ti calmavi, dovevo rimetterti giù. Se il bebè piange, si ritira su. E via di seguito, fino allo sfinimento. Il piano infatti prevede che si possa continuare così anche cento volte (come numero, almeno i primi tempi), finché tu non avessi smesso del tutto e ti fossi addormentata per bene. Ora traduco: poteva continuare così, finché tu non avessi capito che tra te e me non c’era comunicazione effettiva ed efficace. Finché tu non avessi capito che solo io avevo il controllo. Ti sei ribellata. Grazie! Il compito di una mamma amorevole è quello di stringere la sua bambina tra le sue braccia, ogni volta che ne abbia bisogno. Questa mamma può chiedere aiuto (al babbo, ad esempio) o lasciarsi aiutare (dal babbo, ad esempio). Siamo state tanto male, ma tu certo più di me. Perché io provavo e riprovavo. Tu urlavi e mi imploravi, finché ho ceduto. Ci ho messo troppo a capire. Quando un bimbo non accetta qualcosa e piange, vuol dire semplicemente che non è pronto (W. Sears, 2001). Il pianto è il mezzo di comunicazione più importante, di cui disponga un bambino piccolo, perché i suoi bisogni naturali vengano colmati. E tu sei sempre stata una bambina con un fortissimo bisogno di contatto fisico. Provo vergogna. Grazie per aver continuato a comunicare con me, per non aver ceduto e per aver avuto la forza di insistere, finché capissi che tutto quel dolore era sbagliato. Grazie per avermi perdonato. Arrivò la primavera. Una cara amica – e un po’ di buon senso – mi hanno guidato verso una letteratura più intelligente, che si basa su nozioni di tipo scientifico. Neanche la scienza ha valore universale, figurati quanto minimo è il peso che dovremmo attribuire alle opinioni di esperti presuntuosi (che, guarda caso, non riportano alcuna bibliografia). Così, durante una notte d’estate, quando stavamo da nonna in Italia, Bimbo Mammal mi disse: “Mamma, per favore, dalle il latte. Little piange, non vedi che vuole il latte?” Bimba Mammal, stava nel letto tra lui e me. Non lo dimenticherò mai. In un istante ho capito tutto. Un bambino così piccolo. Nelle sue parole c’era la forza della natura. Nel suo respiro, fluttuava l’anima di tutti i bambini del mondo. Le diedi il latte. Tutti tornammo a dormire. Il numero dei risvegli diminuì bruscamente. Ci sono fasi dello sviluppo e ci sono bisogni da colmare. Ora so, che solo i cuccioli d’uomo, paragonati ai primati, sono così poco sviluppati al momento della nascita (con solo il 25% di un cervello adulto). È dovuto alla nostra posizione eretta, che richiede un bacino piccolo. Per questo corpo, perché sia possibile il parto, la testa del bebè deve essere piccola. Secondo l’antropologia, i piccoli umani nascono addirittura con diciotto mesi di anticipo. È per questo motivo, che hanno bisogno delle cure più intense e prolungate nel tempo.

Se ti interessa approfondire l’argomento delle tecniche per far addormentare un neonato, ti consiglio questo e poi anche questo articolo di Darcia Narvaez (dottorato di ricerca e professore di psicologia presso l’Università di Notre Dame. È specializzata nello sviluppo etico e nell’educazione morale ed è membro dell’American Psychological Association).

Ora sono una persona diversa. Sono cambiata. Sono cresciuta. Vedo il mondo da dietro i tuoi occhi. Vedo le tue lacrime e mi lascio guidare da esse. Perché sei pura e intatta. Il tuo sorriso ha la forza di un uragano. La nostra relazione è l’unica cosa che conta. Se un giorno tutto venisse spazzato via, il nostro amore sarebbe ciò che rimane.

la donna della mia vita

2 pensieri su “la donna della mia vita

  • giugno 3, 2017 alle 18:36
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    Gonzales dice che ritrattare, cambiare idea, scendere a compromessi con i nostri figli è l’unica cosa che ci rende genitori migliori, e solo così conquisteremo la loro fiducia. Tu hai deciso di percorrere questa strada con tanto coraggio, e sono proprio fiera di aver contribuito a farti vedere il tutto da un altra angolazione, da un punto di vista differente… Brava Lucia, continua così, sono fiera di te!

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