OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), UNICEF (United Nations International Children’s Emergency Fund) e le società scientifiche mondiali non fanno che ripetere questo: l’allattamento al seno – ESCLUSIVO (senza alcuna aggiunta di cibo o altri fluidi, neanche acqua o tisana) per i primi sei mesi di vita e poi accompagnato da altri alimenti diversi dal latte materno – costituisce il miglior metodo alimentare per garantire una sana crescita e un sano sviluppo dei neonati. Inoltre, esso esercita un’influenza biologica ed emotiva unica sulla salute, sia delle madri che dei bambini. Come mai allora l’allattamento esclusivo, senza integrazioni con latte in polvere, resta un evento così raro? La media italiana è imbarazzante e si aggira intorno al 5%. L’ansia associata alla paura immotivata di una mancata lattazione (incapacità di produrre latte) e di un’insufficienza lattea (quantità di latte materno inadeguata a soddisfare le esigenze nutrizionali di un neonato normale) è uno dei motivi più comuni. Spinge le madri a non iniziare l’allattamento al seno, a interromperlo prematuramente o ad integrarlo con alimenti complementari, prima che sia necessario dal punto di vista nutrizionale.

A quale bambino spetta l’integrazione di latte artificiale? Quali sono le ragioni per la somministrazione di un supplemento, oltre il latte materno? Il Model Chapter for textbooks for medical students and allied health professionals on Infant and Young Child Feeding (modello per i libri di testo per studenti di medicina e professionisti del settore sanitario) di OMS e UNICEF, riporta la definizione di bambino idoneo al supplemento.

 

CONDIZIONI DEL BAMBINO

Bambini che non dovrebbero ricevere latte materno o altro latte tranne quello artificiale:

  • bambini affetti da galattosemia (malattia metabolica): va nutrito con speciale latte artificiale senza galattosio
  • bambini affetti da malattia delle urine a sciroppo d’acero (MSUD): va nutrito con speciale latte artificiale senza leucina, isoleucina e valina
  • bambini affetti da sindrome fenilchetonurica o PKU (malattia genetica): va nutrito con speciale latte artificiale senza fenilalanina (l’allattamento al seno è ancora possibile, ma sotto controllo/monitoraggio medico).

Bambini per i quali il latte materno rimane la migliore opzione, ma che possono avere bisogno di integrazione, per un periodo di tempo limitato:

  • bambini nati con peso corporeo inferiore a 1500 grammi (definiti come neonati di peso molto basso)
  • bambini nati prima della 32sima settimana di gestazione (bambini prematuri)
  • neonati che sono a rischio di ipoglicemia (ridotta concentrazione di glucosio nel sangue), dovuto ad un ridotto adattamento metabolico o ad una maggiore necessità di glucosio (come i neonati pretermine, quelli troppo piccoli per l’età gestazionale o che hanno subito stress ipossico-ischemico significativo durante il travaglio o il parto, neonati malati* e quelli la cui madre è diabetica), qualora il loro livello di glucosio nel sangue non risponda ad un allattamento ottimale o a nutrizione con latte materno.

 

CONDIZIONI DELLA MAMMA

Condizioni materne che potrebbero giustificare la necessità di evitare permanentemente il latte materno:

  • HIV, se un sostituto del latte materno è possibile, accessibile, sicuro.

Condizioni materne che potrebbero giustificare una sostituzione temporanea del latte materno:

  • malattie gravi che impediscono alla madre di occuparsi del bambino, come la setticemia
  • herpes simplex virus 1 (HSV-1), finché le lesioni della madre sono risolte
  • assunzione di farmaci da parte della madre: psicofarmaci sedativi, antiepilettici, oppioidi dovrebbero essere evitati, se è disponibile un’alternativa sicura; lo iodio-131 dovrebbe essere evitato, data l’esistenza di alternative più sicure; l’uso eccessivo di iodio o iodoforo (ad esempio lo iodopovidone) dovrebbe essere evitato; durante l’assunzione di farmaci chemioterapici l’allattamento va sospeso.

Condizioni materne in cui si può continuare ad allattare, ma dove problemi di salute destano preoccupazione:

  • ascesso mammario, per cui è possibile allattare dal lato non infetto (si può riprendere ad allattare dal lato infetto una volta iniziata la cura)
  • epatite B: il bambino deve ricevere il vaccino entro le prime 48 ore o il prima possibile
  • epatite C
  • mastite: nel caso in cui allattare sia doloroso, il latte dovrebbe essere spremuto per prevenire la progressione della condizione
  • tubercolosi
  • sostanze in uso: uso da parte della madre di nicotina, alcol, ecstasy, anfetamine, cocaina, benzodiazepine, cannabis; la madre deve essere incoraggiata a non usare queste sostanze e deve ricevere il supporto necessario per astenersi.

 

Ti sembrano queste le condizioni riscontrabili in quel 95% di mamme che non allattano al seno in maniera esclusiva? O c’è qualcosa che non va?

L’insufficienza di latte materno, da cui la famosa giunta, è diventato un problema grave che affligge la società moderna con pervasività globale. Se la mamma preistorica avesse dovuto fare i conti con un fenomeno come questo, è molto probabile che la specie umana si sarebbe estinta già da molto tempo.
Allora mi chiedo: qualora necessario, in assenza delle speciali condizioni della madre o del bambino elencate sopra, quanto ci vuole a spremersi il latte a mano, con il tiralatte o la pompa a doppio set?

La Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF, L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità, raccomanda quanto segue nel capitolo su L’alimentazione:

Il neonato dovrebbe essere allattato al seno liberamente, frequentemente e senza orari fissi, per ricevere tutti i benefici del colostro, estremamente importante dal punto di vista immunologico (previene le malattie comuni), nutritivo (fornisce vitamine e minerali) e dello sviluppo (assicura la maturazione della mucosa intestinale).
Il frequente allattamento e svuotamento del seno favorisce anche una lattazione migliore e più rapida. L’attività di forte suzione da parte del neonato è un potente stimolo per la secrezione di prolattina e ossitocina, le quali rispettivamente avviano la secrezione lattea e stimolano il riflesso di rilassamento che genera la secrezione del latte materno. Inoltre, entrambe le sostanze accelerano le contrazioni e l’involuzione uterina post partum. Il corretto posizionamento del neonato al seno è importante: la bocca del bambino deve coprire una porzione di mammella sufficiente a garantire un adeguato flusso e apporto di latte; aiuta inoltre a prevenire capezzoli ulcerati e fissurati e la congestione del seno. L’allattamento naturale esclusivo dovrebbe essere la norma. In genere ai neonati non bisognerebbe somministrare oralmente nient’altro che latte materno durante la permanenza in ospedale o in clinica. La somministrazione con biberon o tettarella di acqua, infusi alle erbe, soluzioni glucosate o, ancora peggio, preparati a base di latte, non solo è superflua dal punto di vista nutritivo, ma riduce anche la capacità di suzione del neonato e quindi lo stimolo materno alla lattazione. Aumenta inoltre il rischio di infezioni e, nel caso di preparati a base di latte, di sensibilizzazione del neonato alla proteine del latte vaccino.

Se sei una mamma o un babbo, o conosci qualcuno molto vicino a te che ha appena avuto un bambino, ti ritrovi nella situazione ottimale raccomandata?

Il documento Position Statement 2015 di Società Italiana di Pediatria (SIP), Società Italiana di Neonatologia (SIN), Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP), Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) e Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP) – tanto per citarne uno – ha delineato chiaramente delle responsabilità:

La dimissione dall’ospedale deve risultare appropriata anche per quanto concerne l’alimentazione del neonato. Non vanno fatte prescrizioni di latte artificiale senza buone ragioni mediche, in particolare a bambini allattati esclusivamente al seno. Va previsto un controllo del peso con verifica dell’allattamento a distanza di 24-72 h dalla dimissione, a seconda del caso. La madre va informata sulle risorse professionali e non professionali disponibili in ospedale e/o sul territorio nel caso abbia bisogno di aiuto con l’allattamento al seno.
Il pediatra e il neonatologo hanno il compito di proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento al seno, basandosi su informazioni aggiornate e corrette e mantenendo un’attitudine positiva nei confronti dell’allattamento al seno; il pediatra e il neonatologo sono chiamati a una riflessione etica sulla presenza di eventuali conflitti di interesse nei confronti dell’interesse primario di promuovere la salute della coppia madre-bambino e quindi l’allattamento materno. Il pediatra e il neonatologo devono avere un’adeguata formazione specifica che consenta conoscenza della fisiologia della lattazione e competenza sul sostegno dell’allattamento e sulla sua gestione.
L’allattamento al seno viene controindicato solo in presenze di buone ragioni mediche, dopo aver discusso con la madre/famiglia le implicazioni del non allattare. I mezzi di contrasto radiologici sono quasi sempre compatibili con l’allattamento materno e rari sono i farmaci controindicati in corso di allattamento. La valutazione del rischio lattazionale da sostanze farmacologiche deve seguire criteri evidence based. La presenza eventuale di contaminanti ambientali non è motivo per preferire l’allattamento artificiale, anche se va fatto ogni sforzo possibile per ridurre in generale l’inquinamento ambientale e quindi anche quello del latte materno. Una nuova gravidanza non è motivo medico per smettere automaticamente di allattare al seno.

by Mamma Mammal, India, Febbraio 2017

Mi auguro che le misure descritte vengano implementate al più presto anche negli ospedali che non hanno la certificazione OMS/UNICEF “ospedale amico del bambino”. Così, lo slogan di oggi è:

 

* Non è tanto mia intenzione approfondire le più comuni malattie che possono affliggere il neonato. Tuttavia, mi soffermo a parlare del bambino nato a termine e affetto da ittero. Si tratta di un esempio comunissimo di supporto inadeguato della mamma e del bambino, da parte del servizio ospedaliero. La caratteristica più lampante dell’ittero è la comparsa di evidenti sfumature cutanee giallognole, sostenute dall’aumento dei livelli di bilirubina nell’organismo. Esistono due condizioni: l’ittero neonatale, che compare nelle prime ventiquattro ore di vita, e l’ittero prolungato, qualora persista oltre una settimana (nel neonato a termine). Si tratta, nel primo caso, di una condizione estremamente diffusa, che nel giro di pochi giorni inizia a regredire. Riassumendo le raccomandazioni dell’OMS, questa è la procedura consigliata in relazione alla nutrizione del bambino affetto da ittero.

  • ITTERO INIZIALE: acqua e glucosio non aiutano e possono impedire al bambino di attaccarsi in maniera efficace al seno. L’assunzione di latte materno aiuta l’organismo del bambino ad eliminare l’ittero più rapidamente. La mamma dovrebbe dunque essere incoraggiata ad allattare il neonato al seno frequentemente. Può anche spremere il suo latte, dopo aver allattato il bambino, e darglielo con una coppetta o vasetto raccoglilatte, senza usare il biberon (può ostacolare l’allattamento al seno). Se la mamma nutre il bambino con il suo latte spremuto, dovrebbe cercare di fornirgli il 20% in più (la spremitura facilita l’aumento di latte). Se l’ittero è grave, la fototerapia potrebbe ritenersi necessaria.
  • ITTERO PROLUNGATO: è necessaria una valutazione clinica approfondita per escludere condizioni più gravi. La mamma dovrebbe continuare ad allattare finché il bambino è stato valutato in maniera completa. Nel caso in cui la mamma e il bambino vengano separati, la mamma deve essere incoraggiata a spremere il suo latte, con la stessa frequenza con cui avrebbe normalmente allattato il suo bambino. Questa strategia serve per raggiungere oppure mantenere la quantità di latte necessaria per alimentare il bambino in maniera esclusiva. Il latte dovrebbe essere adeguatamente conservato. Non appena la mamma e il bambino possono ricongiungersi, questi dovrebbe essere aiutato ad alimentarsi al seno della mamma.

Nel caso di alcune ragazze che conosco, non si tratta proprio della maniera in cui la situazione è stata gestita dal personale medico ospedaliero.

 

la famosa aggiunta di latte artificiale e quando è davvero idonea

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