Michiel Sweerts, Plague in an Ancient City, 1610

Con l’avvento dell’era industriale, tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, si è diffusa una nuova e terribile epidemia: le mamme hanno iniziato a perdere il latte! Orribile.

La malattia è iniziata così. Le madri di città della classe non abbiente andavano a lavorare in fabbrica e mandavano i neonati a vivere presso balie di campagna, dove questi molto spesso morivano per negligenza. Quelle ricche si potevano permettere una balia in casa o vicino casa. Comunque erano molto difficili da reperire. Pian piano si passò al latte di mucca, allungato con acqua. Un preparato spesso micidiale per via delle condizioni igieniche. Come se non bastasse, ai bimbi si iniziò anche a negare la capacità di stimolare la produzione di latte della mamma che allattava. Insomma, i bambini iniziarono ad essere ignorati e lasciati morire di fame.

Il latte artificiale fu la risposta a questi mutamenti e al momento del suo avvento fece molte vittime. Fino ad allora, era il medico familiare che si occupava della salute dei neonati. La medicina pediatrica fu introdotta solo alla fine dell’Ottocento e deve il suo avvento al latte in polvere. Ai medici il compito di salvare migliaia di migliaia di piccole vite umane. Per un medico di quel tempo, riuscire a salvare un bambino dava più notorietà che una intera pagina di pubblicità sul giornale locale. Alcuni iniziarono anche a sperimentare proprie miscele di latte artificiale e si instaurarono le prime collaborazioni tra i medici e le aziende storiche produttrici di latte in polvere. Ad un certo punto, nella confezione del preparato non c’era più neanche la ricetta. Così, serviva un medico per calibrare la dose in base alle esigenze del bebè o del bambino. Il pediatra nacque, dunque, come esperto in latte in polvere. Sono loro che pian piano iniziarono a mettere a orario anche le madri che allattavano, applicando lo stesso principio che guidava l’alimentazione artificiale. Ecco fatto. La mamma non lascia più che sia il suo bambino a guidarla. Il latte spesso cala, pian piano scompare. Fortunatamente, verso la metà del Novecento, pochi medici – meglio di niente – iniziarono a individuare una forte connessione tra la pratica diffusa di mettere mamma e bambino a orario e l’insuccesso nell’allattamento. Amen.

Ancora oggi l’insufficienza di latte affligge la società moderna con pervasività globale. Se la mamma preistorica avesse dovuto fare i conti con une fenomeno come questo, è molto probabile che la specie umana si sarebbe estinta già da molto tempo.

Il documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, “Model Chapter for textbooks for medical students and allied health professionals on Infant and Young Child Feeding” (modello per libri di testo per studenti di medicina e professionisti del settore sanitario), riporta quanto segue: a causa della mancanza di conoscenze e competenze adeguate, gli operatori sanitari sono spesso le barriere pratiche ad una alimentazione adeguata. Ad esempio, possono non sapere come aiutare una madre per avviare e sostenere l’allattamento esclusivo al seno, possono raccomandare l’introduzione troppo precoce di integratori quando ci sono problemi di alimentazione, e possono promuovere apertamente o blandamente sostituti del latte materno.
Attenzione! Ci viene chiesto spesso dal pediatra: “Hai abbastanza latte?”. Mai capito cosa voglia dire questa domanda o cosa voglia implicare. Soprattutto perché spesso non fa seguito neanche una spiegazione. Ad esempio, il medico potrebbero chiarire dicendo che quando il bambino sembra avere più fame del solito, va solo attaccato più spesso per aumentare la montata lattea. Lo stesso documento esorta, infatti, l’operatore sanitario ad evitare proprio quel tipo di espressioni che suonano come giudizi: piuttosto, invita il medico a porre delle domande aperte, così che la mamma non si senta giudicata e insicura. Siamo in molti ad aver ricevuto il consiglio da parte del pediatra di alimentare il bebè con il latte in polvere durante la notte, perché “così il bambino dorme di più”. Il commento più educato che mi viene in mente è: ciò che sta dicendo non è onesto, né nei confronti della mamma, né nei confronti del bambino! Quindi non è etico. È proprio durante la notte che il corpo produce più prolattina. Quindi l’allattamento al seno di notte è particolarmente utile per tenere alta, o meglio al passo, la produzione di latte. Inoltra, la prolattina fa sì che la mamma si senta rilassata e assonnata, così che possa riposare bene anche quando allatta. Inoltre, i genitori dovrebbero sapere che il latte materno della sera contiene più triptofano (un aminoacido che induce il sonno). Il triptofano (assente nel latte artificiale) è un precursore della serotonina, un ormone essenziale per il funzionamento e lo sviluppo cerebrale: nei primi anni di vita, l’ingestione di triptofano porta ad un maggiore sviluppo del recettore della serotonina. La serotonina favorisce il funzionamento del cervello, mantiene il buon umore e contribuisce ai cicli di sonno-veglia. Il latte materno serale/notturno contiene anche melatonina, un ormone che svolge un ruolo importante nel favorire il sonno e ridurre le coliche, nel bambino allattato al seno in maniera esclusiva.

Qualche tempo fa mi sono chiesta come mai i consigli dei pediatri siano spesso in disaccordo con le cose che mi sono state insegnate dalle ostetriche che mi hanno seguita. Così, ho scoperto che i pediatri non ricevono alcun training sull’allattamento, su come funziona e come si sostiene, durante tutto il corso della loro formazione professionale. Come può l’allattamento, fattore di influenza primaria sulla fisiologia e la patologia del bambino, non essere una tematica rilevante nel curriculum del pediatra? Il fatto ancora più grave è questo: se il pediatra si occupa di patologie, perché annaffia le mamme di nozioni prive di base empirica e fondamento scientifico? Soprattutto, lo prego di fare il suo mestiere senza esporsi in campi che non lo competono. I danni possono essere irreparabili. I genitori (insicuri quasi per natura) lo stanno a sentire, perché pensano che si stia esprimendo da un punto di vista medico. Invece, si tratta spesso di pure opinioni personali e prive di qualsiasi fondamento scientifico. Per fortuna, come in tutte le categorie di mestiere, anche in questo ramo si trovano operatori brillanti, che si interessano e approfondiscono questo campo. Per distinguere le opinioni dalle informazioni, chiedi sempre su quale base scientifica si basano le affermazioni o i giudizi che stai ascoltando durante la visita medica del tuo bambino.

La “Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF, L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità“, introduce i “10 PASSI PER IL SUCCESSO DELL’ALLATTAMENTO AL SENO” spiegando che:

il personale sanitario può non avere una conoscenza sufficiente di tale pratica (l’allattamento) ed (avere) una scarsa esperienza nel fornire l’adeguata assistenza alle madri. Può inoltre ignorare i principali fattori che determinano la capacità o meno delle madri di allattare al seno e la durata dell’allattamento. La formazione ricevuta ha orientato il personale all’uso del biberon, considerato una “tecnologia moderna” che può essere adottata e tenuta sotto controllo, piuttosto che verso la preparazione delle madri ad un buon allattamento al seno, considerato un metodo antiquato e non più degno di particolare attenzione. Non deve sorprendere che gli operatori possano anche non essere a conoscenza dell’impatto negativo che le procedure entrate nel comune uso ospedaliero (spesso adottate in base alla loro efficacia o a causa della limitazione delle risorse o ancora per presunti motivi scientifici) possono avere sulla riuscita della fase di approccio e adozione dell’allattamento al seno. Tali ostacoli sono posti da una serie di fattori che vanno dall’organizzazione materiale dei reparti e delle cliniche ostetriche e dei loro servizi all’atteggiamento dei medici, infermieri, amministratori e altri membri del personale.

Così, il modello per libri di testo per studenti di medicina e professionisti del settore sanitario (citato prima), tra gli elementi del programma onnicomprensivo sull’alimentazione del bambino, indica anche la riforma del curriculum dei medici specializzati:

È un vero peccato che ancora oggi moltissime mamme non sappiano ancora che l’unico modo per allattare con successo è lasciare il bambino libero di nutrirsi al seno come e quanto vuole. Si chiama allattamento a richiesta. Si basa sull’identificazione dei segnali di fame o di bisogno di succhiare del bambino e sulla reattività ad essi da parte della mamma. È il modo più naturale, semplice ed efficace per non avere problemi e non doversi occupare di tempi e modalità. Ricordate mamme: quando il bambino si attacca più spesso del solito, quando accetta anche il secondo seno durante lo stesso pasto (mettiamo sia un bimbo che di solito si sazia con un solo lato), quando i seni sono particolarmente morbidi, piccoli e vuoti, è proprio quello il momento in cui il seno sta lavorando a tutto gas! Siete di fronte alla tipica situazione in cui il corpo ha ricevuto chiaro il messaggio e sta andando a tutta velocità per produrre quanto richiesto. In particolari situazioni post-parto, il bambino è sonnolente e non si attacca efficacemente in tempi brevi, oppure mamma e bambino vengono separati. La mamma allora spreme il latte manualmente – entrambi i lati dalle 8 alle 12 volte nell’arco delle 24 ore, cioè ogni 2-3 ore durante il giorno e una volta durante notte – o con la pompa elettrica a doppio set – per 10, 15 minuti, circa 8 volte al giorno – per avviare, o aumentare, oppure per mantenere la montata lattea. Spremerà il seno finché escono le ultime gocce di latte. Il principio è lo stesso. Il livello di formazione del latte dipende in prima linea dal livello di svuotamento del seno! Ricercatori hanno dimostrato che il grado di formazione del latte, durante un giorno e nello stesso seno, in genere oscilla da una a cinque volte di più. Una mamma, cioè, produce nell’arco della stessa giornata da 2 a 13ml all’ora, un’altra da 10 a 50 ml/h, un’altra ancora da 19 a 101 ml/h e via di seguito. Questa variazione, nella stessa mamma, dipende appunto da quanto il bambino succhia, se lascia del latte nel seno o se lo svuota. Vi invito a fidarvi della natura, così come è stata ricercata e studiata. Non mandate tutto all’aria in seguito ad ansie infondate. Se avete dei dubbi, rivolgetevi a del personale qualificato sull’allattamento: ostetriche o consulenti per l’allattamento IBCLC.

Perciò hai capito bene. L’uomo ha creato questa epidemia, quando ha messo insieme il seno con l’orologio. Un’azione che ha programmato la mamma per fallire nel nutrire suo figlio, nell’unica maniera eco-sostenibile: sia per l’ambiente, che per l’essere umano come specie. Anche la donna Neanderthal aveva il seno e allattava i suoi figli, l’orologio è stato inventato milioni di anni dopo. Oggi, in tutto il mondo, ci vogliono programmi governativi o super iniziative come la campagna mondiale “Insieme per l’Allattamento: Ospedali&Comunità Amici dei Bambini uniti per la protezione, promozione e sostegno dell’allattamento materno”. Il suo compito più difficile è quello di arginare i danni e rassicurare le madri: non preoccupatevi, il latte arriverà (o tornerà)!

la nuova epidemia

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