tetta a posto del ciuccio o viceversa? QUARTA PARTE

breasts are not for men, by Mamma Mammal, India, gennaio 2017

 

…la spazzata finale ai cliché da eliminare!

 

l’allattamento notturno provoca carie

La carie dentale è causata da un batterio chiamato streptococco mutans, il quale produce un acido che provoca il decadimento dei denti. Il latte materno contiene lattoferrina (proteina del latte), che uccide lo streptococco mutans, proteggendo lo smalto. Inoltre, lactobacilli e altre molecole specifiche, come la β-caseina e le IgA secretorie, anch’essi non presenti nel latte artificiale, inibiscono la crescita e l’adesione dei batteri cariogeni. Sulla base delle ricerche disponibili, non esiste quindi nessuna associazione tra allattamento al seno e la carie della prima infanzia. (Per ulteriori approfondimenti sul tema, visita la pagina della consulente per l’allattamento Kelly Boniata, IBCLC. Le informazioni presentate sono tratte da svariati e recenti studi, elencati in fondo alla sua pagina.) Detto ciò, va da sé che anche un bambino allattato al seno può avere la carie, legata alle abitudini nutrizionali e/o all’igiene orale. Già prima del sorgere dei primi dentini, ogni bambino può essere abituato a una buona pulizia mattina e sera, iniziando con il massaggia-gengiva, per poi passare al mini-spazzolino.

La sindrome o carie da biberon è la condizione di carie del bambino allattato con biberon, contenente latte artificiale o latte di mucca, i quali non contengono gli agenti protettivi descritti prima. Inoltre, la tettarella del biberon appoggiata sui denti eroga in bocca la bevanda (latte, tisana istantanea, altra bevanda zuccherata) goccia a goccia, per tutta la notte. La meccanica dell’allattamento al seno differisce drammaticamente, in quanto un bambino deve succhiare attivamente per tirare il latte materno in bocca: senza suzione attiva (cioè quando dorme), non c’è erogazione di latte. Ultimo aspetto, ma non meno importante, il capezzolo – a differenza della tettarella – è collocato ben dietro i denti.
In sintesi, il batterio streptococco mutans può essere introdotto nella bocca tramite le tettarelle artificiali e i componenti del latte in polvere, del latte di mucca o di altri alimenti presenti nella dieta del bambino (lo zucchero), che contribuiscono alla formazione di carie. Contemporaneamente, vengono a mancare la lattoferrina e gli altri componenti antibatterici del latte materno.

Per finire, l’allattamento materno esclusivo per sei mesi riduce del 72% il rischio di malocclusione dentale.

 

l’allattamento al seno è psicosessualmente dannoso, in particolare al di là di una certa età

Nel Diciannovesimo secolo, in America, il consumo di alcol rappresentava un problema grave. Così, la Woman’s Christian Temperance Union (WCTU) iniziò a promuovere la teoria secondo cui una forma di allattamento vizioso (quello a richiesta) sarebbe stata all’origine dell’alcolismo. In altre parole, se le donne volevano proteggere i propri figli dall’alcolismo in futuro, dovevano smettere di “cedere” e di dare il seno ai loro piccoli quando questi ne mostravano il bisogno. In questo modo, avrebbero frenato la loro istintiva ricerca di piacere, sin dalla tenera età. Oggi, tutti riconosciamo l’assurdità di questa teoria.

Nel bambino, la suzione crea una sensazione di piacevolezza, prevista dalla natura e legata alla continuazione della specie. Se succhiare fosse spiacevole o addirittura doloroso, il neonato non sopravvivrebbe a lungo. Alla sua presenza è legata infatti la possibilità di alimentarsi e quindi la sopravvivenza e la crescita. Non a caso, uno dei più frequenti sintomi di grave malattia del neonato è rappresentato dalla diminuzione o dalla scomparsa di questo riflesso. Il seno materno è certamente l’oggetto primario attraverso cui viene soddisfatta la pulsione. Tuttavia, l’istinto di suzione è così forte, che il bambino a cui venga negato il seno, riesce ad appagarsi anche con la tettarella, il ciuccio, il pollice, eccetera.

Anche nella mamma, la suzione del bambino durante la poppata genera una sensazione piacevole e un senso di rilassatezza. Quando un bambino succhia il latte della mamma, impulsi sensoriali passano dal capezzolo al cervello; in risposta, la ghiandola pituitaria o ipofisi rilascia prolattina e ossitocina (pag. 11). La prolattina stimola la produzione di latte (per la poppata successiva), fa sentire la mamma rilasciata e assopita; l’ossitocina genera il flusso di latte (durante la poppata), infonde calma e riduce lo stress. Da un punto di vista antropologico, la funzione biologica del seno è quella di alimentare i piccoli e la sensazione di piacevolezza derivata dalla suzione avrebbe ragioni principalmente legate alla continuazione della specie.

Detto questo, chi teme per il bambino danni a livello psicosessuale, legati all’allattamento prolungato dopo il primo anno di vita, dimentica due fattori importanti.
Il primo, è che nell’homo sapiens (noi) l’allattamento al seno per alcuni anni è la NORMA biologica. Sia la madre che il bambino sono evolutivamente progettati per prosperare sotto tale condizione e all’interno di tale rapporto. Non vi è alcuna ricerca che mostri alcun effetto negativo derivato dall’allattamento al seno al di là di qualsiasi traguardo o età. Anzi, le leggi e le raccomandazioni ufficiali riflettono questo punto, sostenendo il diritto della donna di allattare al seno il suo bambino, per il periodo di tempo che ENTRAMBI desiderano.
Il secondo elemento è legato alla forte sessualizzazione del seno femminile (pag. 9) nella società occidentale, iniziata dai mass media e di cui né mamma né bambino sono responsabili. Sarebbe proprio questo fenomeno, secondo diversi ricercatori, ad aver contribuito alla de-normalizzazione dell’allattamento nella nostra società. Nel 1951, gli antropologi Clellan Ford e Frank Beach, dell’Università di Yale, condussero un sondaggio sulle abitudini sessuali di 190 culture differenti, dal Circolo Polare Artico alla Nuova Zelanda, con raffronti paralleli tra l’uomo e il suo parente più stretto: i primati. Il libro che ne risultò, Patterns of Sexual Behavior, descrive come il coinvolgimento diretto del seno, sia prima che durante l’atto sessuale, fosse presente soltanto in tredici delle centonovanta culture studiate. Inoltre, solo in queste tredici, la misura e la forma del seno femminile erano ritenute importanti in relazione all’attrattività sessuale della donna. Altre culture mostrarono preferenze del tutto diverse. In queste, il seno era considerato per la sua funzione biologica: alimentare la progenie.

Dunque, opinioni disinformate, giudizi e pettegolezzi non possono più essere accettati. Per fortuna, Babbo Mammal ed io non abbiamo mai basato le nostre decisioni genitoriali su queste cose.

La giornalista ambientale Jennifer Grayson, nella sua recente opera – 2016 -, Unlatched, offre un quadro straordinario sul tema della de-normalizzazione dell’allattamento nella società moderna.

 

l’allattamento al seno oltre un anno è più per la madre che il bambino

Lasciati guidare dal tuo bambino, osservalo e ti mostrerà la verità.
Se ti ho incuriosito, l’articolo su l’allattamento prolungato per la mamma e il suo bambino fa un po’ di luce sull’argomento.

 

una volta messi i denti, il bambino va svezzato

L’allattamento al seno non è sano e fantastico quando il tuo piccolo ha undici mesi e ventinove giorni, per poi diventare malsano e disgustoso il giorno del suo primo compleanno. La capacità verbale del bambino e la presenza dei denti sono completamente irrilevanti. Alcuni bambini non parlano fino al compimento di un paio di anni. Alcuni bambini nascono addirittura con i denti.

Quelli da latte sono i primi dentini che spuntano a partire dal sesto mese di vita (indicativamente) e fino a circa due anni. Si chiamano denti da latte proprio perché si riferiscono al primissimo periodo dell’infanzia e sono meno resistenti di quelli definitivi.
Dunque pensaci un attimo. I bambini perdono i denti da latte intorno ai sei anni. A questa età nascono i primi molari permanenti e corrisponde al periodo di svezzamento nei nostri parenti più stretti: i primati. Il sistema immunitario di un bambino non è ancora formato prima dei sei anni. Il sistema immunitario della mamma provvede agli anticorpi necessari prima del completamento di questa fase dello sviluppo del bambino. Questi elementi non ti suggeriscono nulla sulla norma biologica per lo svezzamento nell’essere umano?

Un’ultima riflessione. Katie Hinde, dottorato di ricerca presso il dipartimento di biologia evolutiva umana dell’Università di Harvard, spiega che non c’è una strada a senso unico, non è possibile stabilire un’età adatta che valga per tutti i bambini. L’allattamento non soddisfa solo la fame e la sete. È la fonte primaria di rassicurazione e conforto, è vicinanza, regolazione di emozioni ed affetto. Lo svezzamento dal seno è un percorso, con implicazioni sulla salute e la sfera emozionale del bambino e della sua mamma. Deve coinvolgere entrambi e non solo: l’intera famiglia. Il bambino e i suoi bisogni vanno rispettati: la mamma può gradualmente diminuire le volte in cui offre il seno al piccolo, fino a non offrirlo del tutto. La mamma assume una posizione di totale empatia e affetto, anziché di possesso del bambino che sta svezzando: può rispondere al richiamo del suo bambino e concedergli ciò di cui ha bisogno, finché lui pian piano perda interesse. Può durare settimane, mesi, a volte anni.

Ignora le piccole battute e fai ciò che ritieni giusto per il tuo bambino, sapendo che la scienza mondiale sostiene all’unisono la fortuna del bambino che gode di un rapporto prolungato di allattamento al seno.

tetta a posto del ciuccio o viceversa? TERZA PARTE

Babbo e Bimbo Mammal, Germania, Dicembre 2013


…i cliché che preferisco.

 

lasciar piangere i bambini un po’ durante la notte non influisce sull’allattamento al seno

Le tecniche per far dormire i neonati o i bimbi molto piccoli durante la notte – soprattutto quelle implementate in Nord-America – sono pericolose. Punto. C’è urgenza che i genitori capiscano questo fatto: il risveglio notturno frequente durante la notte non è un problema comportamentale, è un BISOGNO FISICO. Non si può insegnare al bambino ad avere un’età più avanzata. A un mese di vita, lo stomaco del bambino è piccolo ancora come un uovo. Ciò significa che il bambino non riesce a ingerire una quantità sufficiente per trascorrere tutta la notte o comunque diverse ore senza svegliarsi per poppare. Quindi, se stai implementando qualsiasi forma di “sleep-training”, sappi che stai costringendo il bambino alla fame, per un periodo troppo lungo di tempo, che può avere conseguenze significative sulla sua salute per mancata alimentazione. Questo può causare anche un ritardo nella crescita. Far piangere il neonato o il bambino danneggia anche la base di fiducia (cioè la comunicazione che produce risposta) tra la mamma e il suo piccolo. Questo legame è essenziale anche per la reciprocità del meccanismo domanda-offerta, che caratterizza l’allattamento al seno. Oltre agli effetti negativi sulla comunicazione, la fiducia, la salute psico-fisica del bambino, si può compromettere seriamente la produzione di latte: durante la notte si hanno i picchi più alti di prolattina e quindi di produzione di latte materno. Saltare l’allattamento notturno, significa ridurre drasticamente anche la quantità complessiva di latte prodotto per nutrire il tuo bambino. La prolattina entra infatti in circolo DOPO la poppata, per produrre il latte della poppata SUCCESSIVA.

 

non puoi allattare se hai avuto un intervento di aumento del seno

È possibile allattare anche con protesi mammarie o dopo una riduzione del seno (pag. 8-10). Tutto dipende dalla tua particolare situazione. Parlane in tempo con personale medico, ovviamente dopo esserti accertata che abbia le conoscenze necessarie per offrire consulenza e assistenza sull’allattamento. Il consulente per l’allattamento (IBCLC) è il miglior punto di riferimento.

 

se la mamma allatta, al babbo è preclusa la possibilità di instaurare un legame altrettanto profondo con il bambino

Ci sono tanti modi in cui il babbo può legarsi al suo bambino: babywearing, pelle-a-pelle, massaggio infantile, cantare e ballare con bambino, rispondere con sensibilità e in modo coerente ai segnali del bambino, fare il bagno con lui. Per cui, affermare che un babbo non può avere un forte legame con il suo bambino allattato al seno è completamente falso. Babbo Mammal non ha mai dato il latte ai nostri piccoli e Bimbi Mammal sono molto affezionati al babbo. Babbo Mammal non è una mamma, è un padre. Non ha né latte né seni morbidi. Babbo Mammal ama correre veloce e saltare, la sua voce ha il ronzio del motore di un’auto sportiva e dopo cena ci piace giocare a fare i mostri per tutta la casa.

L’allattamento al seno è uno tra la miriade di modi per legare con un bambino, a cui il babbo ha accesso completo.

 

l’allattamento al seno è complicato

Come sottolineano OMS e UNICEF in vari documenti nati dalla loro collaborazione, l’allattamento è un comportamento appreso, per quanto anche naturale e spontaneo. Non si può sottovalutare l’impegno e il supporto necessario per allattare con successo e non ci si può scoraggiare di fronte alla percezione di un certo livello di difficoltà. Informati e utilizza le risorse disponibili sia alla futura- che alla neo-mamma. Aggiungi la giusta dose di fiducia in te stessa. Come pensi ce l’abbia fatta la nostra specie a sopravvivere prima degli anni settanta? Prendi questo impegno dentro di te e con il tuo bambino e portalo avanti, pronta a superare le avversità che potrebbero presentarsi. Chiedi sempre aiuto alla tua ostetrica di fiducia.

Nonostante tutti gli ostacoli, per me e per lui, ho allattato il mio primo bambino nato con taglio cesareo (pag. 37), fin dalla prima mezz’ora dopo la nascita. È il parto più medicalizzato che ci sia. Provavo dolore, per via del primo attacco non ottimale, avevo seni gonfi (pag. 63-64) e capezzoli sanguinanti (pag. 30-31). Questo per le prime due settimane. Quel prodotto, là fuori, nei banchi del supermercato, era allettante. Io ero una mamma ancora disinformata. Babbo Mammal – che è il mio eroe – e la nostra ostetrica mi hanno sostenuto, sia emotivamente che nella pratica. Sì, anche Babbo Mammal ci ha messo le mani per aiutarmi. Dopo un paio di settimane di dedizione, nell’intimità delle mura di casa e permettendo massimo una visita a settimana, il mio corpo si era perfettamente regolato. Da allora godiamo di tre anni di allattamento al seno, senza alcuno sforzo e totalmente gratificante.

 

se ti viene la mastite, devi smettere di allattare e prendere antibiotici

Assolutamente NO (pag. 15-16 e 27). La mastite è un’infezione del tessuto mammario che si traduce in dolore al seno, gonfiore, calore e arrossamento della pelle sopra la parte dolente. Si potrebbero anche presentare febbre e brividi. La cosa migliore in assoluto che si può fare per la mastite – che io ho avuto minimo tre volte -, è allattare, allattare, allattare! Pensa ad un fiume che scorre attraverso i tuoi canali, svuota la mammella dalla mastite. Se non sei una super-timida come me, stai completamente in topless in casa, per evitare qualsiasi vincolo e aumentare la ventilazione intorno al seno e al capezzolo. Altre cose utili sono docce calde e massaggi al il seno. Dopo aver allattato un impacco fresco dà molto sollievo. Tanti mariti saranno particolarmente gioiosi di avere per casa una moglie che ha bisogno di coprirsi poco, fare la doccia spesso e ricevere massaggi. A parte questo, mangia aglio, assumi vitamina C in modo naturale, bevi tonnellate di acqua e riposati il più possibile con il tuo bambino tra le tue braccia o accanto a te. È la migliore medicina. Se il dolore non fosse sopportabile, passa una settimana e non stai migliorando, allora puoi iniziare a cercare una prescrizione di antibiotici da un medico.

 

se si desidera una gravidanza, è necessario smettere di allattare al seno

È vero che uno dei fantastici vantaggi dell’allattamento è che può agire come anticoncezionale naturale. Se il tuo obiettivo è tornare ad essere fertile, puoi incoraggiare il ritorno dell’ovulazione diminuendo un pochino la frequenza delle poppate (pag. 18). Puoi offrire meno il seno, pur sempre rispettando la richiesta diretta del tuo bambino. Tuttavia, è una cosa completamente diversa dallo svezzamento completo e improvviso. Se lo desideri, puoi anche allattare durante la gravidanza e persino allattare entrambi i bambini (tandem nursing). Mi rendo conto del fatto che sia un tema un po’ anticonformista rispetto al mainstream genitoriale, quindi non mi dilungherò. Chi ha dimestichezza con l’inglese può approfondire sul sito Kellymom.com (IBCLC), ricco di informazioni attendibili, con base scientifica.

 

il seno non può essere usato come ciuccio umano

Questo è il mio cliché preferito. Diciamo veramente o scherziamo? Pensiamoci seriamente per un minuto. Il ciuccio non è altro che un capezzolo finto…di gomma, caucciù o silicone. Il ciuccio si è diffuso così vastamente in tutto il mondo – o quasi –, poiché il bisogno di suzione del bambino è uno dei più importanti riflessi nel neonato. Questo istinto gli garantisce la possibilità di alimentarsi, quindi la sua sopravvivenza e la sua crescita. La suzione tranquillizza e conforta (pag. 13) il bambino. Questa sensazione di piacere è prevista dalla natura per la propagazione della nostra specie: se succhiare fosse spiacevole o doloroso, il bambino non potrebbe alimentarsi e non sopravvivrebbe. Vogliamo porre dei limiti a questo istinto così importante? Perché negare al nostro piccolo di stare più a lungo tra le nostre braccia, godere del tepore del nostro corpo, gioire dell’interazione dei nostri sguardi? Il seno morbido della mamma e l’odore inconfondibile della sua pelle infondono al bambino grande sicurezza. Non sarebbe più facile per tutti se ci lasciassimo abbandonare nella profondità di questo amore? Quanto tempo mai impiegheremmo? E quanto mai durerà questa fase della nostra vita? Per il bimbo piccolo, la mamma è tutto ciò che conta al mondo, ogni paura svanisce. Tutto ciò che gli succede intorno non ha più importanza. Sei il posto più sicuro che lui conosca. Non sono mai riuscita ad afferrare quale male si nasconderebbe dietro questo scambio RECIPROCO di affetto.

Quando neghi al bambino il tuo seno, perché percepisci che ciò che cerca ora è comfort, non gli stai negando solo pace e sicurezza, stai impedendo anche un altro dei benefici complessivi per l’allattamento. Infatti, la suzione permette al seno di produrre la quantità di latte ottimale. L’ostetrica o il consulente per l’allattamento IBCLC possono spiegarti che dare il ciuccio al bambino allattato (pag. 30) compromette l’attacco del bambino e porta a non accorgersi dei suoi segnali di fame. Questo influenzerebbe in maniera negativa il meccanismo naturale di domanda-offerta, che è uno dei principi fondamentali per il funzionamento dell’allattamento al seno.

Il ciuccio è un oggetto inventato per soddisfare il bisogno primario di suzione, che ha ogni bambino, quando questi non può accedere al seno materno. Cioè, serve al bambino allattato con latte artificiale, che colma la sua pancia ma non il suo bisogno di conforto.

Per finire, come mamma di due bambini e attenta osservatrice del mondo circostante, ti assicuro che il bambino allattato al seno a richiesta sta complessivamente meno tempo al seno di quanto un bimbo allattato artificialmente tenga il ciuccio. Il primo bambino acquisisce nel corso dei mesi e degli anni grande sicurezza di sé, per cui ha bisogno di brevi momenti per consolarsi al seno dalle avversità della vita. Quando sta bene, si stacca da solo per un nuovo slancio, nel mondo da esplorare o in quello dei sogni!

 

…to be continued.

tetta a posto del ciuccio o viceversa? SECONDA PARTE

La pecorella che allatta il suo baby, India, Novembre 2016

…continuano i cliché.

 

l’allattamento al seno viene del tutto naturale

Alcuni aspetti dell’allattamento sono innati. Ad esempio, i neonati useranno il loro riflesso naturale per farsi strada sul corpo della mamma verso il centro del bersaglio. Poi inizieranno a succhiare, attivando nel corpo della mamma il rilascio del latte. Tuttavia, altri aspetti dell’allattamento al seno sono appresi, come il posizionamento e l’attacco ottimale del bambino. Poi, c’è l’influenza culturale. Ad esempio, la neo-mamma ha sentito dire di tante famiglie, dove la mamma non ha allattato al seno o ha sperimentato il trauma di trovare molto difficile allattare. Così, non ci riesce neanche lei. Se poi cresciamo anche senza modelli di riferimento – da qui l’importanza dell’allattamento al seno in pubblico, perché venga pian piano normalizzato -, né riceviamo alcuna istruzione formale sul processo, le possibilità di successo sono basse. Il latte umano è un alimento non solo specie-specifico, ma addirittura individuo-specifico. Una volta partiti bene, è la cosa più semplice e più bella del mondo!

 

sei un fallimento come madre se non puoi allattare

I bambini dovrebbero venire al mondo così come previsto da madre natura: attraverso il canale del parto. A volte, le condizioni fisiche fanno sì che il parto vaginale non costituisca una scelta sicura. Per fortuna, in quelle circostanze, abbiamo la tecnologia chirurgica e medici qualificati a nostra disposizione per eseguire un cesareo. Lo stesso si può dire per l’allattamento al seno. I bambini dovrebbero essere nutriti al seno con il latte materno, come madre natura li ha destinati. Molte madri non riescono o non lo fanno per mancanza di sostegno e di informazione. A volte, in rare occasioni, si presentano condizioni in cui l’allattamento al seno non è un’opzione possibile. Per fortuna, in quelle circostanze, ci sono il Latte Umano Donato (LUD) e le Banche del Latte Umano (BLUD). Infine, c’è anche il latte artificiale. Provo grande rispetto verso tutte le mamme che abbiano utilizzato le risorse a loro disposizione, per fare la scelta migliore per i loro bambini. La mamma che amo avere accanto a me rispetta il suo bambino e i suoi bisogni giorno e notte, si mette in dubbio, si informa. Non minaccia, non picchia, sceglie libertà e amore. Rifiuta l’intimidazione a qualsiasi livello come strumento di educazione. Crea nella sua famiglia un ambiente libero da punizione e paura, perché la cosa più importante di tutte, alla fine, è la connessione indistruttibile tra i loro cuori.

 

se il latte non viene subito, non sarà più possibile produrne

Purtroppo, sento continuamente storie di mamme che hanno lasciato perdere per mancato sostegno in ospedale o una volta fuori dall’ospedale. Ci sono metodi semplici e molto efficaci per favorire la montata lattea, in quelle situazioni in cui il bambino non succhia efficacemente appena nato. Questo può accadere, ad esempio, per via degli analgesici e degli anestetici comunemente usati oggi durante il parto (pag. 11,12, Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF). Sono di grande aiuto: iniziare il prima possibile con l’allattamento, offrire il seno spesso e in diverse posizioni, tenere il bambino spesso vicino e avere contatto pelle-a-pelle con lui e non solo quando si allatta, dormire con lui anche di notte. Anche la spremitura manuale o con tiralatte elettrico a doppio set sono di grande aiuto nella maggior parte dei casi, se usati in maniera appropriata. Fatevi seguire da chi è competente. È semplice.

Ricorda che il tuo corpo, ancora prima del bambino, fa il latte, cioè il colostro, durante la gravidanza. Di solito ci vogliono tre o quattro giorni per la montata lattea – dal colostro si passa al latte maturo, la produzione aumenta e il seno appare pieno, duro e pesante -, ma può richiedere fino a una settimana. Il pelle-a-pelle e tutti i comportamenti che favoriscono il bonding favoriranno anche l’arrivo del latte.

 

il bambino ha il reflusso acido (RGE), piange, rigurgita, e non dormire tutta la notte

Se il tuo bambino fa queste cose è un essere umano. Questo aspetto ha cominciato ad assillare la mia mente, perché si sente parlare sempre di più di bimbi in cura con farmaci per reflusso acido. Quando vai dal pediatra e parli contemporaneamente di rigurgitini, pianto, sonno disturbato, è facile che lui/lei prescriva dei farmaci, che possono avere seri effetti indesiderati. In realtà, quelli citati sopra, sono tutti comportamenti tipici dell’età. A volte sono semplicemente dovuti ad un’alimentazione un po’ frettolosa che sovraccarica l’attività digestiva del bambino. Oppure potrebbe essere una dieta un po’ eccessiva nella quantità, magari per un eccesso di latte* nella mamma (eventualmente legato ad un ingorgo mammario). Si potrebbe provare a spremere circa 20 ml di latte manualmente subito prima di attaccare il bimbo al seno, per far sì che il getto non sia troppo forte. Un’altra idea potrebbe essere la posizione semi-sdraiata della mamma, appoggiata a dei cuscini o supina, con il bambino disteso sopra di lei, parallelo, pancia a pancia: Laid-back-Nursing.

Oggi si medicalizza tutto, anche la normalità. La malattia da RGE (cioè la MRGE) è quella condizione in cui la risalita del contenuto gastrico comporta l’insorgenza di segni, sintomi e complicanze: inappetenza o rifiuto insistito per il cibo, irritabilità frequente, mancata crescita, tosse frequente e pianti successivi ai pasti. Nei lattanti la difficoltà nel descrivere sintomi che spesso sono non classici, può porre la necessità di effettuare test strumentali per porre diagnosi. Sii consapevole del fatto che si tratta di una malattia sovra-diagnosticata.

 

non c’è niente che puoi fare per aiutare un bambino con un pancino un po’ turbato

Imparare a massaggiare correttamente quella “pancetta” in una classe di massaggio infantile. Un gesto amorevole che aiuta il sistema digestivo. Una volta imparate le mosse corrette è possibile risolvere una settimana di costipazione in un colpo solo o aiutare una pancia gassosa con niente di più che il tuo tocco amorevole. È una cosa incredibile e potente. Chiedi alla tua ostetrica di fiducia.

L’altro suggerimento che ho per un po’ di pancia travagliata è quello di indossare il bambino petto-a-petto. Il babywearing (la fascia) mantiene il vostro bimbo in posizione verticale, quindi aiuta il movimento delle sue “cose” verso il basso. Senza far nulla, stai esercitando una pressione confortante sull’addome del bambino e fornendo un movimento ritmico. Il tutto avviene in un abbraccio amorevole, che ti fornisce la convenienza della mobilità e delle mani libere! Fatti mostrare il corretto posizionamento del bambino dalla tua ostetrica.

Sospetti che il tuo bambino sia sensibile ad un particolare alimento che mangi tu? Se fosse così, potrebbe essere irritato dopo la poppata, piangere inconsolabilmente per lunghi periodi o dormire poco e svegliarsi di colpo con evidente disagio. Chiediti se esiste una storia familiare di allergie. Altri segni di una allergia alimentare possono includere: sfogo, orticaria, eczema, sederino arrossato e dolorante, pelle secca; dispnea o asma; sintomi simili ad un raffreddamento; occhi rossi; infezioni dell’orecchio; irritabilità, coliche; disturbi intestinali, vomito, stipsi e/o diarrea, o feci verdognole con muco o tracce di sangue. Le allergie alimentari in un bambino allattato al seno non sono né devono rappresentare la fine dell’allattamento al seno. Se si sospetta che un determinato alimento sia colpevole, per esempio prodotti lattiero-caseari – che generano l’allergia alimentare più comune per il lattante -, basta eliminarli completamente dal vostro menù. Se il sintomo svanisce, elimina il formaggio dalla tua dieta. Se persiste elimina il prossimo sospetto per due settimane. Potrai introdurli di nuovo quando il bambino sarà più grandicello.

In generale, la sessione IL PIANTO del documento ALLATTAMENTO AL SENO (pag. 106), CORSO PRATICO DI COUNSELLING può aiutare a comprendere diverse situazioni.

 

devi garantire un corretto equilibrio tra primo e secondo latte

Il primo latte è il latte che è sta in prima linea nel tuo seno e viene consumato dal bambino all’inizio della poppata. In genere ha un contenuto di zucchero e acqua più elevato. Il secondo latte è il latte che sta più indietro nel seno. In genere ha un più elevato contenuto di proteine (è più cremoso) e di grasso. I lattanti prosperano consumando una perfetta miscela di entrambi e non c’è assolutamente nulla che la madre debba fare per garantire un mix ideale. Basta lasciare che il bimbo beva quando e quanto vuole. In estate, ad esempio, quando ha più sete per il caldo, berrà solo il primo latte. Parlando invece di semplice management dell’allattamento, viene consigliata questa semplice pratica: quando il bimbo ha svuotato un seno e si stacca da solo, offri il secondo. Soprattutto all’inizio, quando ancora non sai quanto mangia: se da una sola parte o da due. Se accetta il secondo lato e beve soltanto un pochino, ricordati di riattaccarlo da quello stesso lato alla prossima poppata. Serve a fare in modo che entrambi i seni siano ogni volta ben svuotati.

Se senti il seno particolarmente gonfio e il tuo bambino fa una cacca esplosiva, schiumosa e verdognola, con gas, gonfiore addominale o reflusso, allora si potrebbe trattare di squilibrio tra primo e secondo latte. Nella maggior parte dei casi, questo significa che il tuo bambino si nutre soprattutto di primo latte ed è pieno prima di arrivare a quel secondo latte. Per fortuna, il trattamento è innocuo e semplice. Chiedi ad un’ostetrica o un consulente per l’allattamento IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant) di mostrarti una o due strategie di attacco del bimbo, per risolvere la questione velocemente.

 

un attacco scorretto del bambino significa dover smettere con l’allattamento al seno

Se tu e il tuo bimbo siete (solo) alle prese con un attacco inefficace e doloroso (pag. 109-112), ti esorto a cercare l’aiuto di un’ostetrica o un consulente per l’allattamento IBCLC. Una nota sui consulenti per l’allattamento: alcuni sono incredibili e alcuni non lo sono. Se il primo non fornisce il supporto necessario, provatene un altro. Ne vale la pena. Inoltre è possibile trovare un aiuto significativo in un gruppo di sostegno all’allattamento al seno. Molti sono anche gratuiti o a basso costo.

Cause comuni di (seri) problemi di attacco sono il frenulo linguale o labiale corto e il solco mediano (lingua a cravatta), che possono essere diagnosticati da un IBCLC. Il frenulo linguale corto limita la mobilità della lingua, che svolge un ruolo importante nell’allattamento. L’attacco infatti è creato dalla lingua su cui appoggia l’areola, non dal labbro inferiore, come si tende a credere. Il frenulo labiale impedisce alla bocca di aprirsi molto e quindi preclude un buon attacco. In questi casi il dentista pediatrico o l’otorino possono intervenire con un piccolissimo intervento chirurgico (bisturi o laser), per risolvere il problema. I benefici per il piccolo sono incommensurabili!

 

…to be continued.

 

*Può verificarsi quando un bambino non si attacca adeguatamente. Può perciò succhiare troppo spesso o troppo a lungo e stimolare esageratamente il seno, così che la produzione di latte aumenta. Anche quando la madre stacca il bambino da un seno prima che sia stato svuotato e lo fa succhiare dall’altro, si può verificare un’iper-produzione. In questi casi il bambino prende troppo primo latte e non abbastanza ultimo latte. Il piccolo può evacuare feci verdastre e aumentare poco di peso oppure può crescere bene, ma piange e vuole succhiare spesso. Da parte sua la madre, anche se ha molto latte, può pensare che ne arrivi poco e di non riuscire a soddisfare il bambino.

tetta a posto del ciuccio o viceversa? PRIMA PARTE

Bimba Mammal, India, Gennaio 2017

La scorsa estate, quando sono tornata in Italia, ho rivisto una delle mie migliori amiche. L’ultimo pranzo insieme a Castelluccio di Norcia, prima del crollo per il terremoto. Le stavo spiegando il perché dell’allattamento prolungato: Bimba Mammal aveva poco più di un anno e ogni tanto si attaccava con felicità. Ad un certo punto, la mia amica mi fa: “Ho capito. Se lo fai tu, so che devono esserci buone ragioni. Comunque, io non riesco a sopportare quelle mamme che usano la tetta al posto del ciuccio”. Amo sinceramente la mia amica. È una delle persone più intelligenti che io conosca. Così, quella per me fu la prova schiacciante del fardello della nostra cultura e di quanto pesi sul processo di denormalizzazione dell’allattamento al seno.
Ripensando a questo fatto, sento la necessità di fare un po’ di pulizia tra i mille cliché.

 

la maggior parte delle donne non producono abbastanza latte

La stragrande maggioranza delle donne produce la giusta quantità di latte per il suo bambino, senza bisogno di alcun supplemento. Tuttavia, che il bimbo prenda abbastanza latte o no, questo fatto rappresenta una paura comune.

L’allattamento è un processo naturalissimo che funziona al meglio finché non interveniamo a danneggiarlo. Ad esempio, mettendo le poppate del bambino a orario! Se il pediatra è preoccupato per un eventuale aumento lento di peso del bambino, assicurati che stia facendo riferimento alla tabella di crescita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ne esistono altre che si basano su neonati alimentati con latte artificiale. In ogni caso, cerca di trascorrere più tempo pelle-a-pelle, bevi molta acqua e offri il seno spesso per favorire l’alimentazione del tuo piccolo. Ricorda: se il bambino è davvero allattato a richiesta (pag. 7,8), quando il seno è particolarmente piccolo e vuoto, vuol dire che sta andando al massimo per produrre velocemente la quantità richiesta in quel momento! In caso tu senta il bisogno di parlarne, puoi sempre incontrare un consulente per l’allattamento IBCLC (consulenza privata), e/o partecipare ad un gruppo di sostegno dell’allattamento. Sono molte le strade da perseguire per stimolare una maggiore produzione. La cosa migliore che puoi fare è rilassarti ed avere fiducia nel tuo bambino e nel tuo corpo.

 

se non posso produrre abbastanza, il latte in polvere è l’unica opzione

Parla prima con una ostetrica o un consulente per l’allattamento IBCLC. Esiste sempre la possibilità di nutrire da te il tuo bambino, ma con il latte di un’altra mamma tosta e attiva nell’eco-sostenibilità. Il latte in polvere, così come quello della busta, viene da una povera vacca sporca e puzzolente che vive in un’azienda a ritmi crudelissimi, o – se è fortunata – in una fattoria. Il suo latte è a misura del suo vitellino. Il mio latte è a misura del cucciolo d’uomo. Prova ad informarti prima di dargli il latte artificiale.

 

la spremitura del latte mostra quanto latte sto producendo, così sto tranquilla perché so quanto ha preso

Cerca di non renderti la vita difficile inutilmente. Ci credo che poi la gente continua a ripetere che allattare è un processo dispendioso per la mamma! Oltre a questo, il pompaggio non è un indicatore preciso di quanto latte materno il bambino sta ricevendo. Semplicemente perché il tiralatte non è un bambino e il seno conosce la differenza. Invece, potresti pesare il bambino prima e dopo la poppata (puoi pesarti e poi sottrarre il peso del bambino dal tuo), per avere un quadro un pochino più preciso della situazione.

 

seni più grandi producono più latte

Più tessuto mammario (grasso) non equivale ad un maggior volume di ghiandole produttrici di latte. Una donna con grandi seni può avere un basso rifornimento e una donna con seni piccoli un eccesso di produzione. Se si dispone di una capacità di stoccaggio di latte più piccola, il bambino sarà probabilmente solo più spesso al seno. I miei seni sono molto discreti e ho allattato costantemente due bambini, entrambi sul livello più alto nella tabella di crescita.

 

l’allattamento al seno è dispendioso e difficile

L’allattamento al seno è il miglior amico della mamma pigra! Una mia amica deve svegliarsi alle due del mattino, andare in cucina, prendere una bottiglia e una tettarella artificiale sterilizzata la sera prima – se si è ricordata! -, preparare il junk-milk mescolando il latte in polvere con acqua della giusta temperatura, far bere il bambino, metterlo a dormire, magari anche tornare in cucina e lavare i piatti. Nel frattempo? Quanto ha pianto il bimbo mentre aspettava? La mia amica non è sempre pronta quando il suo piccolo ha bisogno, dato che si impiega del tempo per preparare tutto. Io invece mi giro e Bimba Mammal apre la bocca. Fatto! Faccio il latte e nutro il mio bambino mentre sto dormendo. Niente bottiglie da lavare, capezzoli finti da sterilizzare, niente latte da acquistare. Una spesa pesante, no? Tiro su la maglietta e via.

 

con il biberon è più facile farlo mangiare in pubblico

Pensa un po’ a tutti gli attrezzi necessari per imbottigliare e dargli da mangiare in giro e che devi avere con te ovunque tu vada: uno o due biberon, capezzoli finti – mi piace chiamare così le tettarelle, per far chiarezza su ciò che sono -, forse un dosatore, contenitore per il latte in polvere con latte in polvere, acqua in un bel termos pesante oppure un mezzo per riscaldare quella roba una volta mescolata. Il dispendioso processo dell’allattamento al seno consiste semplicemente nell’aprire la camicia e il reggiseno che hai già addosso da casa. Il tuo seno sta svolgendo la funzione primaria per cui è naturalmente presente sul nostro corpo. Stai nutrendo il tuo piccolo (e la sua anima). La gente comune non mangia un boccone e non fa un sorso anche per strada, sul treno, in aereo, in piazza quando c’è il mercato, al bar, eccetera? Se un bimbo non può mangiare anche fuori casa, per ragazzini e adulti sarebbe più appropriato rifugiarsi in una toilette pubblica, ogni volta che hanno fame o sete. Alla fine, non è un topless al mare. Per quanto il topless, a quanto vedo in giro, al massimo lascia la gente con un sorrisetto.

 

non si può lasciare mai la casa se si allatta

Questo consiglio è terribile. Amo la mia casa, ma non importa quanto sia bello starci. Non vorrei mai essere sua prigioniera. In Italia vedo seni nudi o quasi a tutte le ore del giorno nelle pubblicità di prodotti per il corpo, lingerie e molto altro. Tuttavia, quando si tratta di allattamento al seno, qualcuno diventa improvvisamente puritano. È assolutamente possibile, anzi bellissimo e salutare, lasciare la casa insieme al tuo bimbo e nutrirlo quando ne ha bisogno. L’allattamento al seno è eco-sostenibile, mantiene i bambini felici, è super pratico. Il pasto è sempre pronto, non devi pensare a niente.

 

non si può mai lasciare un bambino allattato

Mentre il sistema della domanda e dell’offerta nell’allattamento al seno funziona in modo ottimale solo quando la madre e il bambino sono insieme, il junk-milk permette a mamma e bambino di separarsi. Che aspirazione! Pensare che molte donne, quando desiderano un bambino, invidiano molto le mamme in giro con il loro piccolo. Se devi ritornare a lavoro, tirati il latte in un contenitore appropriato con un semplice tiralatte. L’ostetrica ne può consigliare uno buono e poco costoso. Ora hai più o meno la stessa libertà dell’altra mamma.

 

una mamma che allatta al seno deve rinunciare completamente all’alcol

Il rischio più grave che corre un bambino con una madre ubriaca è quello di cadere o venir soffocato a causa della perdita di coordinazione motoria della mamma. Significa che quando allatti hai la stessa responsabilità della mamma che nutre il suo bambino con latte artificiale.

Oltre a questo, il grado alcolico nel latte materno rispecchia la quantità di alcol nel sangue. Ciò significa che, quando il fegato ha smaltito l’alcol, anche il latte torna ad essere analcolico. Qualche sorso di vino durante un pasto, ogni tanto, non desta preoccupazione. Magari assicurati che il tuo bambino abbia fatto una bella poppata subito prima che tu assaggi un po’ di vino. In genere, per quando avrà di nuovo fame, dovresti aver smaltito tutto.

 

devo smettere di allattare per prendere un farmaco (il medico mi ha detto così)

Ti incoraggio vivamente a controllare ogni farmaco che viene prescritto. Molto utile è anche il sito LactMed, ma è in inglese e occorre confidenza con la lingua. Ad ogni modo, si tratta di controllare il farmaco prescritto e il rating di sicurezza. Chiedi al medico di informarti sulla sicurezza del farmaco prescritto oppure di prescrivere un’alternativa, di cui la farmacologia è spesso piena. Svezzare per assumere farmaci oggi non è più necessario, nella maggior parte delle patologie più comuni.

 

il latte materno è comparabile al latte artificiale

Neanche lontanamente. Il latte materno è ricco di anticorpi, ormoni, anti-virus, anti-allergeni, anti-parassiti, fattori di crescita, enzimi, i quali sono completamente assenti nel latte artificiale. I bambini alimentati artificialmente sono a maggior rischio di infezioni dell’orecchio, infezioni respiratorie, meningite, diarrea / stitichezza, polmonite, morte in culla (SIDS) e di sviluppare obesità, diabete, asma, allergie, cancro e un minor quoziente intellettivo. Ogni giorno vengono scoperti nuovi benefici del latte materno. Le aziende produttrici di latte in polvere cercano di duplicare gli ingredienti, ma ancora non riescono neanche ad avvicinarsi. Guardando la lista completa degli ingredienti più noti, la colonna del latte in polvere impallidisce.

 

tenere in casa un campione di latte in polvere, per qualsiasi evenienza, è una buona idea

Oggi si sa che il principale fattore per continuare l’allattamento al seno è se una donna allatta esclusivamente in ospedale o meno. La Società Italiana di Neonatologia, insieme ad altre società scientifiche pediatriche (Sip, Sigenp, Sicupp e Simp) ha sottoscritto un importante documento chiamato Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano. Il documento dichiara che

“il momento della dimissione non sempre coincide con la montata lattea o un chiaro avvio dell’allattamento al seno per cui è necessario un follow-up adeguato, condotto da operatori sanitari, che valutino l’andamento della curva ponderale, siano capaci di risolvere problemi o dubbi sull’allattamento al seno, capiscano il progetto alimentare che la famiglia ha per il bambino”.

Quando una mamma lascia l’ospedale con un bambino a cui viene dato un supplemento di latte artificiale, difficilmente riesce a passare all’allattamento esclusivo. È spesso sola e senza supporto. Molto probabilmente continuerà anche a compare la stessa marca. Implicitamente l’ospedale ha comunicato alla mamma che è un tipo di alimentazione corretta e auspicabile. Sbagliato. Richiedi subito il supporto qualificato che spetta di diritto a te e al tuo bambino! Chiama un’ostetrica o un consulente IBCLC ancora prima di essere dimessa, perché ti aiuti a passare all’allattamento esclusivo in breve tempo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato anche un Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, secondo cui le strutture sanitarie, il personale medico professionale e il personale paramedico devono svolgere un ruolo essenziale nella guida alle pratiche della nutrizione dei lattanti, incoraggiando e facilitando l’allattamento al seno e fornendo consigli obiettivi e coerenti.

Se ricevi perfino un campione: buttalo via subito. È anche vietato dal Codice! I numeri parlano chiaro: se una famiglia accetta il consiglio del pediatra di dare un supplemento di latte artificiale, la mamma ha meno probabilità di allattare con successo. Basta un biberon di latte per far diminuire la montata lattea e avviare l’insuccesso.

 

se si sceglie di allattare, prima o poi si dovrà integrare con latte in polvere e vitamine in modo che il bambino riceva tutti i nutrienti necessari

A meno che il bambino non abbia un problema specifico per il quale è stato raccomandato un supplemento specifico, il latte materno è tutto ciò di cui ha bisogno. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), insieme all’UNICEF e a molte altre organizzazioni medico-scientifiche mondiali, raccomanda l’allattamento ESCLUSIVO per sei mesi: cioè il bambino riceve solo latte materno, senza cibo supplementare o bevande, nemmeno acqua. Se vuoi saperne di più, il sito dell’OMS contiene molte pubblicazioni informative, tra cui un documento che illustra dettagliatamente l’adeguatezza nutrizionale del latte materno dei primi sei mesi. Dopo questa tappa, è necessario introdurre altri cibi, continuando ad allattare finché mamma e bambino ne vorranno. Se il medico dà una raccomandazione specifica diversa, vi esorto a ricercare a fondo il motivo e fare scelte consapevoli per il vostro piccolo. L’OMS, l’UNICEF ed altre società scientifiche e pediatriche sono consapevoli dei grandi limiti della pediatria in questo campo. Il documento citato in precedenza sottolinea come

“i curricula studiorum universitari (per medici, ostetriche e infermieri) solo parzialmente sono stati in grado di trasmettere le conoscenze essenziali sull’allattamento al seno e quindi vanno attualmente revisionati. Anche il training pratico di medici, infermiere ed ostetriche può svolgersi in contesti dove la promozione ed il sostegno dell’allattamento al seno sono subottimali. Vi è quindi una notevole richiesta di aggiornamento teorico-pratico del personale sanitario”.

A me, come a molte amiche, il pediatra ha consigliato l’introduzione di tisane alla camomilla o al finocchio, per prolungare la pausa tra una poppata e l’altra. Questa ricetta è perfetta per compromettere la soddisfacente fornitura di latte che hai ed, eventualmente, per facilitare l’ingresso di batteri nell’organismo del neonato (solo il latte materno è sterile). Le tisane, inoltre, rappresentano un bel giro d’affari. Possono contenere sostanze con diverse controindicazioni, anche se naturali. Molte tisane solubili per neonati contengono in grandissima parte zucchero: almeno il 95-97% della massa totale sono zuccheri. Aumentano dunque il rischio di carie e riducono l’appetito. Fai questa prova: stampati una pagina sull’importanza dell’allattamento esclusivo nei primi sei mesi, tratta da una delle pubblicazioni OMS citate, e tienila nel libretto del tuo bambino. Se ti capita ciò che è capitato a noi, non aver timore di chiedere al pediatra cosa ne pensa di quei dati. Alla fine, ciò che conta è il benessere del tuo piccolo.

…to be continued.

quando la culla resta vuota


Cinque anni fa, dopo solo due mesi insieme, il primo Embrione Mammal se n’è andato. Ho fallito nella parte più spontanea e basilare dell’essere mamma: dare alla luce un bambino. Il mio corpo se ne stava separando da tempo, senza che io me ne accorgessi. Poi, un giorno, lo lasciò andare del tutto. All’improvviso un senso di vuoto mi travolse. Percepivo il mio ventre come una cavità profonda, infinita. Quando il corpo ebbe finito la sua parte, il mio cervello iniziò a pensare ossessivamente a quel fantasma. La mia vita diventò schiacciante. Qualsiasi attività era troppo impegnativa, per quel poco della mia testa rimasto ancora libero di pensare. Desideravo essere morta anch’io con lei. Anche se aveva poche settimane, immaginavo fosse una bambina e che si chiamasse Selvaggia. Questa parola è molto preziosa per me. Ancora oggi, questa combinazione unica di vocali e consonanti evoca il vuoto che lei ha lasciato nella mia anima. Forse un giorno farò qualcosa di speciale con questo nome. Per ora è sepolto dentro di me.

Un giorno Bimbo Mammal è arrivato e ha colmato quel vuoto. Ha riportato la luce nella mia vita. Ha spazzato via la polvere dentro il mio cuore.

Nessuno ne parla. Tutti lo conoscono. La terminologia medica definisce questo avvenimento come aborto spontaneo. Che parola brutta. È un parto che può essere naturale o indotto, in cui l’onore è rimpiazzato dalla vergogna, la gioia dall’angoscia, la confidenza dalla paura, il supporto dalla solitudine e l’attaccamento dal patema.

 

L’importanza di un rituale

Quando pian piano sono tornata alle abitudini che avevo prima, ho provato a guardare avanti a fatica e non ci sono mai riuscita. Così, adesso che quella storia fa parte del mio passato, ho elaborato un rituale.

Coccolati e lascia che il tuo partner ti protegga, finché ne avrai bisogno. Delega le mansioni di casa e i contatti interpersonali. Fai solo ciò di cui hai voglia: niente.

Connettiti alle persone a te più care, le uniche con cui ti senti te stessa. Condividi la tua perdita. Ti sentirai come dopo aver vomitato per la prima volta, durante un brutto virus intestinale.

Prenditi cura di te stessa, il prima possibile. Se c’è qualcosa che può rendere questo momento più sopportabile, fallo. Può essere una piccola vacanza, fuori dalla tua città.

Materializza. Esprimi i tuoi sentimenti attraverso un’attività che ti fa sentire bene: dipingere, cucire, modellare, eccetera. La cosa migliore sarebbe creare qualcosa e custodirlo. Sposta il senso di morte, da dentro di te ad un oggetto fisico fuori di te, per favorire una transizione.

Contrassegna il mondo con qualcosa che segni la breve esistenza del tuo bambino: pianta un albero, fa una donazione, regala qualcosa di speciale a una persona che ami. Se ti sei concessa una piccola vacanza o una scampagnata lontano da dove vivi, comprati un piccolo gioiello da indossare in ricordo di quella piccola anima che non c’è più. Indossalo sempre e onora il suo ricordo.

Ora prova a fare qualche passo in avanti. Nutri il tuo corpo e torna in forma velocemente. Se te la sentirai, quando vorrai, puoi provare di nuovo.

Ricorda:

Babies lost in the womb were never touched by fear, never cold, never hungry, never alone, and importantly always knew love.
Zoe Clark-Coates

Mamma Mammal in attesa di Selvaggia, Germania, maggio 2012

il bambinese per tutti

“Grazie, mamma, che ci spalmi la crema solare! Grazie mamma che ci fai divertire in piscina! Che bella quest’acqua, mi piace tanto! Grazie che ci dai la merenda con il pane!” (Eccetera) – Bimbo Mammal, tre anni. Anche Bimba Mammal, quasi due anni, ringrazia per ogni cosa. Chiede sempre “Posso?”, prima di intraprendere qualsiasi piccola attività. Quando la chiamo, se sta facendo qualcosa, mette subito a posto quello che aveva in mano e viene da me. Prima di metter piede nella sabbia del parco giochi, si toglie i sandaletti, li mette vicini a toccare, poi quando sono uniti li impugna al centro con la mano destra e li posiziona con tocco definitivo. Mi infondono tanto coraggio. Infatti tante volte fatico molto, tipo per prepararli per andare a letto. Mi scappano via da tutte le parti, non finisco mai. Passano le ore e mi sembra solo di aver corso loro dietro, senza aver fatto molto altro. La sera imbocco un paio di cucchiaiate del curry buonissimo che ci ha preparato Basantì e mi sembra di aver fatto due sorsi di whisky. Inizia a girarmi la testa, ma finisco il piatto, perché so che devo nutrire anche il mio corpo. Tante volte mi dimentico di bere oppure punto una mela per un’oretta, ma a forza di saltare di qua e di là non ci arrivo mai. Alla fine ci rinuncio, non ci arrivo sempre. Bimbo Mammal tempo fa andava a scuola, poi ha deciso di smettere, perché ama troppo stare con la sua sorellina “piccina”. Ho provato, ma alla fine abbiamo lasciato che i suoi sentimenti e le sue preferenze avessero un peso importante sulle nostre decisioni. Così, noi tre si sta tutti insieme appassionatamente, 24ore/7giorni. Le mie vicine di casa, quando si radunano tutti i bimbi al parco, la sera, non fanno altro che ripetere quanto sono educati i Mammal e chiedermi come faccio. Mi danno qualche secondo per esprimermi, ma poi sentenziano “È perché è una femmina”. Oppure “È perché ha una sorella”. Oppure “È perché sono fratelli”. E via la solita scarica di cliché tutti i santi giorni. La superficialità mi scoraggia un po’.

Io di scemenze ne ho fatte tante, anche nei loro confronti. Ma ogni volta che ho rilevato una situazione, mi sono fermata ad analizzare i fatti. Ho riguardato la scena, come se stessi davanti ad un monitor. Ne ho parlato con Babbo Mammal. Mi sono chiesta dove ho sbagliato o cosa c’è che non porta. Ho continuato a leggere e a ricercare per avere spunti. Ho letto anche tante cavolate, ma a forza di andare avanti ho imparato a distinguere. È così che, alla fine, ho messo in piedi una bella raccolta di libri e siti di qualità. Ad un certo punto, l’anno scorso, le cose sono cominciate a tornarmi. Finalmente, trovavo un filo conduttore: un preciso filone di pensiero. Guarda caso, si trattava di libri o articoli, che partivano da ciò che ci dice la scienza. Anche se provengono da diversi ambiti – la psicologia, l’antropologia, la psichiatria, la pedagogia, la pediatria o da organizzazioni medico-scientifiche – questi scritti vanno tutti verso UNA direzione: il rispetto del bambino come individuo. La visione che accomuna queste opere è un mondo in cui tutti i bambini sono trattati con dignità, rispetto, comprensione e compassione. In un mondo del genere, ogni bambino può crescere in età adulta con una grande capacità di amore e di fiducia. Voglio che i miei bambini abbiano fiducia nel prossimo, perché da Babbo Mammal e me non conoscono altro che amore. Non mi preoccupo della loro capacità di difendersi. Per questo esercizio ci sono tante occasioni.

 

Insomma cos’è che faccio io?

Quando li voglio vestire, lavare, cambiare, prender su, chiedo loro il permesso: “Posso?”. (Ti ricorda qualcosa?) Quando mi sento grata per la collaborazione dico: “Grazie!”. Poi sorrido con il cuore, perché sono sinceramente contenta quando mi lasciano andare avanti. Io non faccio altro che (cercare il più possibile di) essere un modello.

Non perché sono cool, ma perché l’ho letto e funziona. Quando Bimbo Mammal, che è il più grande, mi chiede spiegazioni, gliele do. Ma per sua sorella non ci sono indicazioni verbali. Basta fare e loro osservano. Se non sono attenti, imparano attraverso la routine del rispetto reciproco: tra me e loro e tra Babbo Mammal e me. Babbo Mammal è la fonte principale della mia ispirazione. Ogni suo gesto è amore e rispetto.

Ieri una mia amica mi raccontava: “non porterò più mia figlia a casa di Teo! Passano dieci minuti e Teo come al solito inizia a essere colmo di rabbia, con quella solita faccia…(e la mima) e quel dito indice, che oscilla con veemenza da sinistra a destra, come un tergicristallo elettrico!”. La mia amica sta descrivendo Teo. A me sembra stia riproducendo la sua mamma. Così glielo faccio notare: “Does this tell anything to you?” (= ti dice nulla tutto ciò?). Le spiego come la vedo, ma lei fa una faccia come se stessi pregando in sanscrito.

 

Se sono felice, loro sono felici.

Può sembrarti un concetto che mette ansia da prestazione, ma i bambini imparano quasi ogni attività interpersonale attraverso un modello. Chi è il loro modello principale? Siamo noi due, mamma e babbo. Il modo in cui gestiamo un litigio, la frustrazione, la risoluzione di problemi, le relazioni con altre persone, parlare, muoversi. Tutto è imparato tramite l’osservazione di noi grandi che siamo loro più vicini. Ci vuole tempo! Stavo per sostituire il punto esclamativo con un punto, ma lo lascio perché mi viene in mente una persona. Dice che con i figli non è importante la quantità di tempo che trascorri, ma la qualità. In tutte le discipline, il risultato dipende molto dal tempo che si dedica. Come mai crescere i propri bambini è l’unico campo in cui non conta molto il tempo investito?

Babbo Mammal e io cerchiamo di comportarci in maniera responsabile, salutare e saggia. Quando sto per dare da matto, perché sento che è stato schiacciato il mio bottone d’allarme, cosa faccio?


Sono umana e mi innervosisco anche facilmente. Quindi prendo e vado un attimo di là. Faccio una cosa che voglio o devo fare. Quando sento calare la pressione, ritorno. Se sono un po’ offesi per l’abbandono inaspettato della scena, pazienza. Sicuramente recano più danno quelle volte in cui mi sono messa a bisticciare con un bambino che ha trentatré anni meno di me. Quelle volte lì, non ho solo impersonato un comportamento negativo, ma ho perso rispetto di fronte a loro. Perdiamo la faccia quando perdiamo il controllo di noi stessi e diventiamo miserabili. Accade quando prendiamo sul personale le piccole sfide a cui i nostri piccoli ci sottopongono. (In realtà il bambino ha un problema con sé stesso, ma non sa come altro esprimerlo.) Non perdiamo la faccia quando scendiamo ad un compromesso che vada bene per entrambi i partiti e genera una certa armonia. Anche se non è proprio ciò in cui entrambi speravamo. Appariamo forti quando manteniamo la calma e la dignità. Le lotte per acquisire il controllo della situazione sono molto malsane. Per ora vinci tu, perché sei il più forte (che bella soddisfazione per un genitore). E cosa faccio poi, quando saranno grandi abbastanza da sfuggire al mio controllo? Se scendo a compromessi sto insegnando al mio bambino l’importanza della flessibilità e del problem-solving, in tutte le situazioni interpersonali quotidiane.
Mangio con gusto, sono felice del momento della cena (non recito), esprimo gioia perché è sabato, sto zitta quando mi senti brutta. Tutto ciò che faccio viene assorbito. Semplicemente perché questo è il modo in cui i cuccioli di ogni specie apprendono.

 

Mi esprimo in maniera positiva

Cerco di formulare le cose che voglio dire in maniera positiva. Richiede un po’ di creatività, ma presto diventa un’abitudine. È più di un modo di parlare. È una specie di filosofia di vita insieme. Il goal è la collaborazione. Se mi esprimessi impartendo “NO” per ogni piccola cosa, loro non sarebbero più capaci di distinguere ciò che è pericoloso, oppure non rispettoso nei confronti degli altri. È un po’ come la favola del pastorello che gridava “Al lupo! Al lupo!“.

“Camminiamo lenti in questo punto, che vedo tanto fango” vs “Qua non saltare, che c’è una pozzanghera e ti sporchi!” (Anzi, creerei proprio un’immagine che sa di divertimento assicurato.)

“Quando ti sei vestito, possiamo uscire.” vs “Metti questa benedetta giacca, sennò non si va fuori.”

“Possiamo passare al dolce, quando tutti avranno finito di mangiare il secondo. Lo hai assaggiato? Ti piace?” (Offro, ma non lo forzo a mangiare, se sospetto che non gli piaccia. Rispetto i suoi gusti, anche io ne ho.) vs “Niente dolce finché il piatto non è pulito!”

“Per favore, puoi chiudere la porta con gentilezza?” vs “Non sbattere!”

“Se non riesci a restituire il suo giocattolo, posso farlo io per te. Posso?” vs “Ridagli subito il suo giocattolo!”

“Lo so che hai fame. Appena arriviamo a casa ti do subito qualcosa. Se mangi un dolce prima della cena, il pancino si chiude e non vuole più tutte quelle cose che ti fanno diventare forte forte…” vs “No, no! Non si mangia il gelato prima di cena!” (Cerco sempre di accogliere/riconoscere il suo bisogno con le mie parole, per aiutarlo a comprendere ciò che prova. Il mio goal è insegnarli pian piano ad avere un piccolo controllo sulle sue emozioni/pulsioni.)

“Appena hai finito di mangiare, mi puoi dire questa cosa che mi vuoi dire.” vs “Non si parla con la bocca piena!”

“Perché non prendi i colori a cera?” (Invito) vs “Non usare i pennarelli che ci metto una vita a pulire!” (Per la prossima volta, mi ricordo di tenerli da parte, se voglio controllarne l’uso.)

“Perché non metti i sandali di plastica? Con la plastica non si scivola.” vs “Non andare scalzo sotto la doccia (in piscina)!”

“Tieni, prova con la forchetta.” vs “Non mangiare con le mani!”

Gli esempi sono infiniti e aperti, ma hai capito il principio.

Gli inviti stimolano la riflessione nel bambino. Tramite i nostri suggerimenti, acquisisce un senso di ciò che è giusto e ciò che non lo è. Impara a intuire che certe scelte portano conseguenze negative per lui (e per tutti noi che siamo un team). Inoltre, ci poniamo su un livello neutro, gentile. Percepisce che per noi la sua reazione o la sua risposta hanno un valore. Perché non si tratta di un ordine, ma di un invito aperto. Tramite imposizioni, stuzzicherei solo il suo desiderio di affermarsi (alias il bisogno di ribellione). Per finire, non voglio esprimere negatività. Voglio pormi su un livello più piacevole per TUTTI quanti i presenti.

 

Parlo per me stessa anziché dare ordini ad altri

Per la nostra comunicazione,

  • ho abbandonato l’uso dell’imperativo come modo dei verbi. L’ho rimpiazzato su due piedi con la proposizione interrogativa diretta o indiretta (“perché non…?”, “mi chiedo come…”). Non devo neanche pensarci.
  • uso solo la prima persona singolare (“io”). Anche qui non serve neanche tanta creatività.

Se impartissi un ordine, non mi ascolterebbero, non ne comprenderebbero il senso. Che ne sanno a due o tre anni del valore di un centrino. Non considererebbero (rifletterebbero su) ciò che dico. Il focus si sposterebbe sul difendersi da me, anziché sul considerare l’azione (il comportamento) e la conseguenza di essa.

Se parlassi loro, urlando “non far questo!”, “non far quello!”, “sii carino”, “sii gentile”, darei delle colpe. Invece voglio comunicare come mi sento io, cosa noto, cosa vedo, cosa penso. Voglio stimolare la loro riflessione, la loro empatia e la loro capacità di problem-solving. Ogni volta mi stupisco di quanto funzioni. Non solo sui Bimbi Mammal, ma anche su quelli degli altri, quando ne ho la possibilità.

Teo piange. Bimbo Mammal gli ha preso un gioco e non glielo ridà. “Bimbo Mammal, vedo che Teo piange. Mi chiedo come possiamo aiutarlo, così torniamo a essere tutti amici e ci divertiamo.”

Questa tecnica comunicativa può avere negli anni critici un risvolto salva-la-vita. Il consulente familiare Jim Fay e lo psichiatra Foster W. Cline hanno fondato l’approccio Love and Logic®, che ispira genitori e insegnanti in molti Paesi. L‘individuo abituato fin da piccolo a riflettere, scegliere, fare esperienza delle conseguenze scaturite dalle proprie scelte, sarà meno suscettibile alla pressione dei compagni di scuola e degli amici, negli anni delicati dell’adolescenza. La voce dei coetanei ha un peso molto forte a quell’età. Il bambino abituato fin da piccolo ad attenersi passivamente a comandi – spesso poco compresi -, seguirà lo stesso schema da grande: andar dietro a ciò che dicono altri al di fuori di sé, senza spirito critico e senso della responsabilità. Il peso di queste voci sarà sempre presente, ma molto più leggero, nel ragazzo che fin da piccolo è stato abituato a fare esperienza dai propri errori (=derivati dalle proprie scelte sbagliate). Solo che, quando è piccolo e fa errori, le conseguenze sono leggere. Quando è grande e fa errori, le conseguenze delle scelte sbagliate possono avere un prezzo molto alto.

 

Offro delle opzioni con cui sono felice, qualsiasi scelta lui/lei faccia

Offrire delle scelte semplifica la vita di tutti. Mi permettono di rinunciare al controllo di cui non ho davvero bisogno e ottenere quello necessario. Onoro il bisogno di libertà dei miei bambini ed il loro bisogno di controllo (io non ne ho?). Rispetto la loro facoltà di esprimere un gusto o un desiderio. Quindi la loro individualità. Insegno la dignità. Quando può scegliere, il bambino non ha richieste cui reagire contro. Non c’è alcuna lotta per il potere, per cui senta il bisogno di ribellarsi. La scelta dà al bambino la possibilità di riflettere. Ha la possibilità di valutare, scegliere tra opzioni diverse che portano con sé conseguenze diverse. Oltre a questo, le scelte forniscono al bambino la possibilità di fare errori e imparare dalle conseguenze. Quando do ordini, mi programmo per perdere, o per avere problemi.

“Cosa scegli, i pantaloni verdi o quelli gialli?” In caso non voglia vestirsi.

“Preferisci giocare qui con noi o andare a fare tanto rumore nella stanza di là, dove non sentiamo la tua voce così alta?”

“Vuoi mettere le scarpe qui o in macchina?”

“Vuoi il cucchiaino di plastica o quello dei grandi?” In caso non voglia usare posate.

“Puoi scegliere: stare fuori con i piedi sporchi oppure entrare e venire a lavarti i piedi, per stare insieme a noi?”.

Con le due opzioni (numero adatto all’età) pongo dei limiti d’azione con cui sono contenta, qualsiasi scelta lui/lei faccia. Ma non posso offrire e poi tirarmi indietro. Perderei credibilità e manderei tutto all’aria. Inoltre, mi guardo bene da opzioni che non voglio vedere implementate. Bimbo Mammal la prima volta ha scelto di stare fuori. Dopo due minuti, ha iniziato a sentirsi a disagio ed è corso dentro, diretto sotto la doccia. Si fida di me. Sa che ciò che dico è vero, perché mi sforzo di essere coerente.

 

Faccio domande

“Vuoi mettere la giacca? Io la metto perché fuori è freddissimo”. “No”. “Quando uno va fuori senza giacca, sente freddo e si può ammalare alla gola”. “Non la voglio”. Andiamo fuori. Se sta benone, a posto. Se sente freddo, posso farlo notare senza troppa enfasi. La prossima volta metterà la giacca. Posso offrire di tornare a prenderla, ma senza troppa enfasi per non urtare nessuno.
Abbandono l’uso dell’imperativo come modo dei verbi. Punto a stimolare la riflessione. In poco tempo si renderà conto che scegliere porta a conseguenze. Se scegliessi sempre io per lui, perderebbe questo passaggio. Ne soffrirebbe anche la sua creatività. Quando sceglie bene, gli dico “Mi piace questa scelta, ottima idea.”, dando importanza al suo modo di pensare. Non voglio attribuire nessuna etichetta, come “bravo” o “cattivo”.

 

Spaventare e punire?

Si atterrebbero a certi comportamenti attesi (poi neanche ne sono tanto certa), solo per paura di me e delle mie azioni. Voglio che i miei bambini conoscano cosa mi piace e cosa non mi piace, cosa mi rende felice e cosa mi rende triste. È tanto semplice da capire per loro, se lo faccio notare. “Non mi piace quando lanci le cose dure. Può far male. Prova. È un oggetto duro o morbido?” “Sono triste quando strappi via le cose così, dalle mani di tua sorella. Siamo amici? Vuoi giocare con noi?” In questo modo, pian piano, conosceranno i miei valori. Se ho forgiato un legame solido, sono sicura che li condivideranno. Cerco di non essere un poliziotto. Desidero che il controllo provenga dal loro interno, non dall’esterno. Altrimenti, creerei individui che fanno buone scelte solo in presenza del controllore e non perché sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato. Voglio forgiare empatia: la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato.
Il focus è insegnare loro qualcosa, invece che punire.

 

Premiare con cose materiali?

Premio con il mio entusiasmo e la mia felicità. Non sto educando un cagnolino a cui do un biscotto, per mostrare approvazione e rafforzare un comportamento. Voglio che scelgano una cosa, piuttosto che un’altra, perché conoscono i miei valori e mi vogliono bene. Non perché sanno che arriverà una mazzetta.

Quando organizzo delle attività che adorano o quando compro qualcosa in regalo, non dico che è perché sono stati bravi o perché hanno dormito. Lo avrei fatto comunque, no?

“Mamma, perché ci porti un’altra volta in piscina?” “Perché così ci divertiamo nell’acqua”.

Mi guardo bene dall’usare il cibo come premio:

  • influenza negativamente le abitudini alimentari
  • porta i bambini a mangiare cibi particolarmente ricchi di zucchero e/o grassi (come caramelle, patatine, pasticcini, bevande gassate e zuccherate: calorie inutili), in dosi maggiori rispetto a se non facessimo di questo cibo un premio
  • trasmette il messaggio che questi alimenti sono preferibili (“se me lo dà persino la mia mamma quando faccio una bella cosa…”)
  • interferisce con la capacità del bambino di regolare le quantità, in base al proprio senso di sazietà
  • incoraggia il bambino a mangiare quando non ha fame, per premiare se stesso.

Voglio che imparino, tramite il mio comportamento, a mangiare con gusto cibi ad alto potere nutritivo, che fanno bene. Non voglio che inizino ad associare certi stati d’animo con certi cibi (euforia per un buon risultato = dolci o peggio ancora junk-food).

 

Mentire?

Questa è la mia regola più semplice. Non mento mai. Su nulla. Se devo spiegare un concetto, lo semplifico usando parole semplici che evochino immagini adatte per la loro età. Quando racconto una storia a Bimbo Mammal, non faccio in modo di fargli credere che sia vero.

“Mamma, ci sono i mostri?” “NO, sono solo nelle storie che racconta mamma o il computer”.

Divento molto triste quando sento le mie amiche minacciare che Babbo Natale non tornerà il prossimo anno. O che un poliziotto sta per arrivare per portare via qualcuno. I bambini non sono stupidi. Hanno il diritto di prosperare. Meritano rispetto e non vanno presi per i fondelli.

Voglio che i miei bambini si fidino di me e delle cose che dico, al cento per cento. Così impareranno a fidarsi del prossimo e ad amare. Voglio che apprendano da me l’importanza del dire la verità. Voglio che, pian piano, assumano la responsabilità delle proprie azioni e parole. Non voglio che imparino a mentire per convenienza, per compiacere qualcuno o per ottenere risultati.

 

Ora hai l’ansia? Non serve. All’inizio richiede un po’ di attenzione, pian piano diventa il tuo modo di parlare ed agire. Lasciati sorprendere da quanta empatia e saggezza il tuo bambino dimostrerà.

“Mamma, perché mi hai comprato questa ciambella così bella, con tutti pesci?”
“Per giocare in piscina e perché avevo voglia di farti un regalo”.

sweet dreams are made of this

Eurythmics, Sweet Dreams (Are Made of This)

Quell’immagine della cameretta per il bebè, tutta decorata, è molto cara alla neo-mamma. Mentre aspetta un bambino, già la futura mamma inizia a fare il piano con grande passione.
Ma quando si tratta del sonno con il tuo piccolo, devi sforzarti di essere di aperte vedute. Bisogna essere creativi e pronti ad accettare qualsiasi sistemazione che permetta a TUTTI di riposare bene. Devi tenere in considerazione che il bambino è biologicamente programmato per dormire accanto alla sua mamma e che tu riposerai bene solo se lo avrai vicino vicino. Torniamo all’immagine della cameretta adiacente alla camera matrimoniale. Piange, lo senti, ti alzi, lo allatti (spero), soffri, non vedi l’ora che finisca perché stai per crollare, quando ha finito lo metti giù, torni a letto, non fai in tempo a riappisolarti che piange di nuovo perché si è accorto che non ci sei. Dopo un po’ di giorni non ce la fai più. Chiami tua madre disperata e le dici che se va avanti così impazzisci. D’altra parte non hai alternative, perché quando eri incinta la psicologa (superficiale e non aggiornata) ti ha parlato di morte in culla (SIDS sudden infant death syndrome) e ti è rimasto impresso il concetto di non tenere il bambino per nessun motivo nel tuo letto mentre dormi. Basta, inizi a pensare di dargli il biberon, così dorme più profondamente e anche suo padre ti può dare il cambio nell’alimentazione!

Scena uno
Tua mamma ti dice: “Aspetta, fammi parlare. Tienitelo con te nel letto, no? Così quando vuole poppare tiri su la maglietta e via. Neanche ti devi svegliare del tutto. Vedrai come starete bene entrambi”. Ah! La pace. Questa era la mia mamma.

Scena due
Tua mamma ti dice: “Povera bimba mia, come mi dispiace che ti senti così. Guarda che se lo prendi su ogni volta che piange, imparerà a piangere sempre di più. Poi non te lo mettere dentro il vostro letto, altrimenti non se ne andrà via più”.

Se hai letto l’articolo sull’indipendenza del bambino, sai già come la penso. Segui il tuo istinto, prendilo su da quella culla e coccolatevi dentro il tuo letto. Modifica il tuo obiettivo: ora che hai un bambino non puoi dormire come prima che esistesse; punta al riposo e all’armonia per entrambi.
Cosa fare con quelle frasi che rimbombano ancora dentro il tuo orecchio? Hai dei dubbi, quindi FILTRA. Cosa dice la scienza?

 

CAUSE DEL RISVEGLIO NOTTURNO

I bambini si svegliano durante la notte per uno o più motivi. Puoi non comprenderli, ma hai il dovere di rispettare questo mistero. Molte delle ragioni sono legate a meccanismi di difesa che l’uomo ha ereditato da decine di milioni di anni e che ne hanno garantito la sopravvivenza fino ad oggi.

La ricerca scientifica e l’antropologia riconoscono che i nostri bambini hanno bisogno di cure ed attenzioni costanti, a causa della loro estrema immaturità al momento della nascita. A differenza di altri mammiferi, non possono tenersi al caldo, muoversi o nutrirsi fino a tempi relativamente avanzati nel corso della vita. Perciò, cure materne intensive sono cruciali per la sopravvivenza della prole. Pertanto, attraverso processi di selezione naturale, i nostri bambini hanno sviluppato comportamenti ed aspettative, al fine di garantire il ricevimento della cura e della protezione di cui hanno bisogno durante e oltre l’infanzia. Ancora oggi, in molte parti del mondo, il posto più sicuro per un bambino è tra le braccia della madre, costantemente. Questo vale anche per la notte, quando il sonno accanto alla mamma, chiamato anche condivisione del letto, assicura al bambino l’assunzione necessaria di latte materno, la regolazione della temperatura corporea, del respiro ed il conforto emotivo. Per i nostri antenati che vivevano nella natura selvaggia, tenere i bambini con sé significava proteggerli dalle insidie e dai predatori. Rispondere con prontezza al pianto dei bambini proteggeva tutto il gruppo dai predatori. Allo stesso modo, dormire a fianco al piccolo era un comportamento critico per assicurare ai bambini la sopravvivenza fino alla mattina successiva. Rispetto all’intera storia dell’uomo sulla terra, le condizioni di estrema precarietà sono cambiate solo recentemente – si stima non più di duecento anni fa, per il mondo occidentale – e i nostri bambini sono programmati per continuare a ricevere cure intensive e prolungate.

Dormire tutta la notte non è biologicamente normale e dunque non è possibile per un bebè che goda di buona salute. Inoltre, il sonno dei bambini è una funzione in continua modifica, cioè sottoposta a cambiamenti repentini e inaspettati, man mano che le settimane e i mesi passano. Quando leggo certi articoli, mi innervosisco molto di fronte all’uso di termini come: la “crisi” del terzo mese, il “regresso” del neonato nel quarto mese, o i “disturbi” del sonno nel neonato, eccetera. Questa terminologia non soltanto è errata, ma contribuisce al rafforzamento di concezioni prive di evidenza empirica e fondamento scientifico. Il bambino cresce ed impara a stare sveglio (dorme sempre di meno). Il contrario, significherebbe vivere in permanente stato comatoso.
Cerchiamo di capire cosa succede davvero e vediamo quali sono le ragioni dei frequenti risvegli.

 

RITMO CIRCADIANO

Il neonato non conosce ancora il ritmo giorno-notte nelle ventiquattro ore. Aiutalo con coerenza: durante i sonnellini giornalieri non oscurare la stanza dove dorme il tuo piccolo, mantieni voci e rumori ad un livello accettabile perché possa riposare beatamente, senza eliminare del tutto i rumori. Il suo sonno giornaliero sarà più leggero. Durante la notte la luce è minima o spenta, le voci basse e calme, il movimento lento e ritmico, la stimolazione al minimo. Dormire con il bebè nel proprio letto, nel rispetto delle norme di sicurezza, risulta essere la soluzione ottimale: il bambino non viene tirato fuori da nessuna culla per essere allattato o nutrito; la sua mamma può allattarlo e soddisfare così diversi suoi bisogni, muovendosi appena. Inoltre, il latte materno notturno contiene melatonina e triptofano, rispettivamente un ormone ed un aminoacido che inducono il sonno nel bambino, entrambi non presenti nel latte in polvere.

 

BONDING

Il bambino nasce con una serie di bisogni innati, tra cui l’istinto di succhiare e la ricerca di contatto fisico. Entrambi garantiscono la sua sopravvivenza. La seconda grande famiglia di ragioni del risveglio ha a che fare con il livello degli ormoni e la chimica del cervello umano. Dopamina, serotonina, ossitocina e le endorfine sono il quartetto responsabile per la nostra felicità. Il livello di questi ormoni sale grazie all’interazione del bebè con la sua mamma: allattamento, vicinanza, contatto. Quando un bambino piange, ha fame, freddo, fastidio (eccetera), si innalza il livello di ormoni dello stress, tra cui il cortisolo. Studi di lungo termine dimostrano l’impatto negativo di livelli alti di cortisolo sullo sviluppo cerebrale del bambino: più basso quoziente intellettivo, bassa capacità di regolazione delle proprie emozioni, depressione ed ansietà, in età adulta. Quando il livello degli ormoni positivi scende sotto un certo livello, il cervello esce dal ciclo del sonno ed allerta il corpo che il bambino ha bisogno di cure. Il contatto con la mamma, il suo tocco, il suo latte, il rumore del battito del suo cuore, il suo odore ed il ritmo del suo respiro hanno un ruolo drammatico nel riequilibrare i livelli degli ormoni positivi con quelli dello stress.

 

FAME

La composizione del latte materno (squisitamente rettificato per l’intestino non sviluppato dei neonati umani) ha un basso contenuto calorico e richiede risvegli notturni frequenti durante la notte: il bambino ha bisogno di svegliarsi spesso per poppare e quindi crescere. Inoltre, lo stomaco del bambino è molto piccolo e può accogliere, contenere e digerire piccole quantità di latte per volta. Allungare i tempi tra le poppate non ingrandisce lo stomaco, forza solo il bambino a sopportare più a lungo la fame.
Questo elemento aiuta a spiegare il cambiamento culturale in corso, verso la condivisione del letto e l’allattamento a richiesta, sostenuti dalle più importanti organizzazioni mediche mondiali: Academy of Breast Feeding Medicine, USA Breast Feeding Committee, Breast Feeding section of the American Academy of Pediatrics, La Leche League International, UNICEF e OMS. Il Professor James J. McKenna – antropologo – è riconosciuto come autorità leader a livello mondiale sul sonno condiviso di mamma e bambino, in relazione all’allattamento al seno e alla morte in culla (SIDS). Per descrivere questo fenomeno ha coniato addirittura un termine nuovo: il BREAST-SLEEPING. È un gioco di parole tra breastfeeding (allattamento al seno) e co-sleeping (sonno condiviso): dormire vicini fa parte delle cosiddette cure prossimali, che aiutano la relazione tra mamma e bambino, aumentano la mutua dipendenza e di fatto rafforzano l’allattamento, con un impatto di cruciale importanza sulla crescita fisiologica e psicologica del bambino. McKenna ed il suo team, che hanno studiato in laboratorio la condivisione del letto nel più grande rigore scientifico, hanno trovato che i bambini che condividono il letto con la loro madre hanno più risvegli e trascorrono meno tempo nello stadio 3 e 4 del sonno (non-REM, fase di quiete):

  • Stadio 1 (addormentamento)
  • Stadio 2 (sonno leggero)
  • Stadio 3 (sonno profondo)
  • Stadio 4 (sonno molto profondo)

Questo può essere considerato un fattore protettivo contro la SIDS, dal momento che il sonno profondo e i risvegli poco frequenti sono stati considerati come un possibile fattore di rischio per la morte in culla.
Uno studio su 333 bambini morti di SIDS, questa volta proveniente dalla Germania a me tanto cara, dimostra addirittura che l’allattamento al seno riduce il rischio di sindrome della morte improvvisa infantile di circa il 50% a tutte le età, durante l’infanzia e per tutto il tempo in cui il bambino è allattato al seno.

Una nota sul latte in polvere ed il sonno.

Se il latte materno umano, progettato per bambini che hanno bisogno di nutrirsi a richiesta giorno e notte, è facilmente e rapidamente digerito, il latte in polvere fatto di latte materno…di mucca, non lo è. Contiene più grasso ed una miriade di additivi che lo rendono più difficile, e quindi più lento, da digerire. Ora attenzione. Questo elemento può influenzare il sonno infantile, che risulta innaturalmente più profondo (più tempo trascorso in fase 3-4). Questi sono gli stadi in cui è più difficile svegliarsi per terminare le pause durante la respirazione (soprattutto nei bambini già predisposti a questa difficoltà), cosa che potrebbe potenzialmente diminuire la capacità del bambino di mantenere una sufficiente ossigenazione. Ad una mia amica che allattava il suo bambino, il pediatra ha consigliato il latte in polvere “per dormire meglio durante la notte”. Penso che hai già capito la questione. Armati di informazione e stai in guardia da consigli irresponsabili e superficiali. Il latte materno umano riduce il rischio di SIDS. William Sears, pediatra, laureato in medicina, qualificato presso la Harvard Medical School’s Children’s Hospital e Toronto’s Hospital for Sick Children ed autore di oltre trenta libri conosciuti in tutto il mondo, suggerisce ai neo-genitori di non sentire né esercitare alcuna pressione per far dormire i loro bambini più a lungo, più profondamente e troppo presto, in relazione alla loro giovanissima età.

Detto ciò, ecco un consiglio pratico: prima di coricarti, la sera, allatta di nuovo il tuo bambino. Non importa se ha già mangiato poco fa: se dorme, non devi svegliarlo del tutto, qualche goccia di latte sulle sue labbra di solito sono sufficienti per attivare la suzione. Il primo tratto del sonno notturno generalmente dura qualche ora in più. Diciamo sulle tre o quattro ore (esempio). Se ha mangiato alle 8pm e tu vai a letto alle 10pm, allattandolo di nuovo prima di coricarti potrebbe evitarti un risveglio a mezzanotte per allattarlo. Il tuo piccolo potrebbe dormire fino alle 2am, regalandoti quattro ore di beato riposo ininterrotto. Allattarlo a richiesta durante il giorno e dargli una extra-porzione prima che tu vada a letto può solo giocare al vostro reciproco favore.

 

CICLI DI SONNO PIÙ BREVI

I cicli del sonno nei bambini piccoli sono più brevi che negli adulti e i nostri piccoli tendono a svegliarsi durante il passaggio da un ciclo all’altro (da uno stato quieto a uno stato attivo), circa ogni quaranta minuti. Anche noi adulti spesso ci svegliamo brevemente al termine di ogni ciclo, ma spesso al risveglio non ne possediamo neanche il ricordo. La durata dei cicli si estende man mano che il bimbo cresce. Secondo i ricercatori, la brevità dei cicli è legata a meccanismi di difesa del cervello, che “svegliano” le varie funzioni vitali (respiro, digestione, battito cardiaco). Si tratta di meccanismi fondamentali in relazione al fenomeno della morte in culla. Per cui, è importante enfatizzare l’importanza del concetto di notte riposante, rispetto alla notte di sonno continuato. Per capirci, il bambino forte e sano è quello con un cervello sensibile e che si sveglia spesso.

I risvegli notturni del bambino non hanno soltanto un ruolo importante per la loro sopravvivenza, sottolinea il Dottor Sears, ma anche in relazione allo sviluppo del loro cervello. Secondo i ricercatori, i bambini hanno un sonno molto più “intelligente” degli adulti: passano più tempo nella fase REM (rapid eyes movements = movimenti veloci degli occhi; cervello più attivo, intensa attività cerebrale simile a quella dello stato di veglia, respirazione e battito cardiaco irregolari), perché il sonno leggero aiuta il cervello a svilupparsi rapidamente. Durante questa fase avviene anche l’apprendimento, cioè l’elaborazione delle informazioni acquisite durante la veglia. Il cervello dei neonati raggiunge da circa il venticinque al settanta per cento del volume del cervello adulto, solo nei primi due anni di vita. Si ritiene che durante questa rapida fase di crescita del cervello, esso abbia bisogno di continuare a funzionare anche durante il sonno, per poter sviluppare. È interessante notare, che i neonati prematuri spendono nella fase di sonno REM (attiva) ancora più tempo (circa il novanta per cento del tempo in cui dormono), forse proprio per accelerare la loro crescita cerebrale. In sintesi, il periodo della vita in cui gli esseri umani dormono di più ed in cui il cervello si sta sviluppando più rapidamente è anche il momento in cui hanno un tipo di sonno definito più ATTIVO. Anche qui, credo tu abbia colto il mio punto.

 

STADI DELLO SVILUPPO

I bambini sperimentano stadi di sviluppo, tipicamente accompagnati da notti più sensibili, che richiedono più cura e amore da parte della mamma e del babbo. Non si tratta di una “regressione”, come la definiscono giornalisti o pseudo-esperti ogni tanto sul web. Si tratta di progresso, nuova consapevolezza e nuove capacità, che il bambino ovviamente esprime anche mentre dorme. Tu dormi tranquillo durante il passaggio ad un nuovo lavoro o in corrispondenza di un evento particolare della tua vita?

In genere, subito dopo la nascita, il neonato può piangere parecchio a lungo (per via dell’enorme cambiamento), per poi concedersi un periodo successivo di sonno abbondante. Intorno al quarto mese, prende coscienza di sé come essere separato dalla sua mamma e verso il nono mese – ah come ricordo bene questo traguardo! – probabilmente arriverà l’ansia da separazione dalla mamma. Il bambino ha imparato a riconoscere chi si occupa di lui, ha sviluppato un forte legame e percepisce l’assenza di chi si occupa di lui come pericolo. Il piccolo non ha ancora una matura comprensione e consapevolezza delle dimensioni spazio e tempo: se la mamma non è fisicamente presente, per lui è come se fosse sparita e non sa che tornerà. Le notti in questa fase così delicata sono interminabili.
Altre ragioni di risveglio possono essere gli scatti di crescita, la dentizione o l’apprendimento di una nuova capacità come il gattonare. Potrebbe svegliarsi ogni notte anche per un paio di settimane, per esercitarsi. Un altro motivo comune è il ritorno della mamma al lavoro: il bambino cerca di recuperare affetto durante la notte. I cambiamenti nel sonno del piccolo, che ne derivano, sono del tutto normali, per quanto la notte sia per te frustrante. Il tuo bambino ha bisogno del tuo supporto ancora più di prima e porlo in stato di stress, implementando delle strategie* per “insegnargli” a dormire, può solo nuocere al suo sviluppo emozionale e cognitivo. Ricordati che il sonno non è un comportamento appreso. Non cercare di guadagnare controllo e punire, ponendo le basi per la vostra disconnessione. Abbi fiducia in lui, che sta solo cercando di colmare il suo serbatoio di affetto. Lo psichiatra canadese di fama mondiale Elliot Barker, nel suo articolo The critical importance of mothering (L’importanza cruciale dell’essere mamma), sostiene che nel mondo di oggi nulla è più importante delle cure amorevoli che un bambino riceve nei primi tre anni di vita. È in questi primi anni che la capacità di fiducia, l’empatia e l’affetto hanno origine. Se i bisogni emotivi del bambino non sono soddisfatti nel corso di questi anni, può derivarne un danno emotivo permanente.

* Se ti interessa approfondire l’argomento delle tecniche per far addormentare un neonato, ti consiglio questo e poi anche questo articolo in Inglese di Darcia Narvaez (dottorato di ricerca e professore di psicologia presso l’Università di Notre Dame. È specializzata nello sviluppo etico e nell’educazione morale ed è membro dell’American Psychological Association).

 

VIE AEREE INVISIBILI

Le vie aeree del neonato sono estremamente sottili e lui non riesce ancora ad alternare volontariamente la respirazione dal naso e quella dalla bocca. Così, per il bambino è sempre un po’ difficile respirare. Non solo quando è un po’ congestionato, ma anche con quantità di muco “normali”. Quando i livelli di ossigeno nel cervello si abbassano ed il naso per qualsiasi motivo è bloccato, una sorta di campanello d’allarme fa svegliare il bambino.
Il bambino allattato al seno respira meglio perché:

  • coordina succhiare-ingoiare-respirare in maniera più efficiente
  • ha livelli più alti di progesterone nel sangue e questo ormone stimola la respirazione
  • il latte materno supporta lo sviluppo dell’area del cervello che controlla la respirazione
  • il latte materno aiuta a mantenere aperte le vie nasali
  • il latte materno protegge da infezioni delle alte e basse vie respiratorie e da bronchiolite da RSV (il rischio di ospedalizzazione per infezioni delle vie respiratorie è ridotto del 59%)

Il bambino allattato al seno che dorme accanto alla mamma (che non fuma, non fa uso di alcol e altre sostanze stupefacenti, non sta dormendo sul divano, non ci sono spazi vuoti in cui il bambino potrebbe incastrarsi, eccetera):

 

BRUTTI SOGNI

In genere gli incubi infestano la fase REM (quella attiva) del sonno, all’età di circa due anni, ma soprattutto tra i tre ed i sei anni. I sogni rispecchiano la capacità del bambino di capire la fantasia e la realtà. Cerca di essere coerente. Non puoi spaventare il tuo bambino per ottenere risultati nel breve termine (“torniamo a casa che a quest’ora escono i mostri!”. Ho delle vicine di casa che lo ripetono tutti i santi giorni, poveri noi) e poi aspettarti che non creda a queste creature spaventose (magari quando vuoi che scenda dal letto da solo per andare a fare la pipì). In passato si raccontavano ai bambini delle storie spaventose. Oggi molti sanno che non è giusto educare infondendo paura: questo metodo serve a crescere individui che si attengono a certe norme di comportamento solo perché temono qualcosa e non perché condividono i nostri valori e ci vogliono bene. Ad ogni modo, per un bambino è molto più facile difendersi da storie raccontate. In questo caso, infatti, immagina solo gli elementi spaventosi che può gestire in base alla sua età. Al contrario, egli non può difendersi dalle immagini già pronte provenienti dai media, con i dettagli che noi adulti conosciamo.


CONCLUSIONI

Anziché implementare strategie pericolose, ricerca l’armonia e organizza la camera in maniera efficiente. Il letto familiare (foto in basso) è composto dal materasso matrimoniale, affiancato da uno o più materassi singoli (a seconda del numero di bimbi che hai). Ha una geometria perfetta perché tutti abbiano il loro spazio, continuando a stare vicini. Questa soluzione minimizza lo sforzo da parte di mamma e babbo e ottimizza la possibilità del bambino di veder soddisfatti i propri bisogni di vicinanza e affetto. Inoltre, è un accomodamento estremamente economico e anche molto sicuro per il bambino. Puoi investire di più nella qualità dei materassi e delle doghe (le doghe garantiscono anche una buona ventilazione sotto il materasso, per evitare umidità e quindi muffa). Anche la pulizia è facilitata: alzando su doghe e materassi di tanto in tanto, puoi pulire bene il pavimento sottostante. Se qualcuno una volta dovesse rotolare via, probabilmente non se ne accorgerà neanche.

Abbi fiducia nel tuo bambino, che si sveglia esprimendo un bisogno. Ricorda che la ricerca dimostra che in genere i bambini non riescono a dormire tutta la notte prima dei due anni di età (indicativamente). Anche dopo questo traguardo, molti continuano a svegliarsi regolarmente.

Le moderne ideologie sociali del mondo occidentale hanno un ruolo deleterio, rispetto alle aspettative che i genitori hanno nei confronti del sonno dei loro bambini. Tutti domandano “ti dorme la notte?”. Rispondi: “no, perché è forte e sano”. Oppure: “no, perché è intelligente”. Queste aspettative errate creano infelicità, frustrazione, sfinimento, delusione e tristezza, come non si riscontrano in altre parti del mondo (ad esempio in Giappone). Il concetto fuorviante del “dormire come un bebè” è nato con la cultura del latte artificiale, in cui si pensava che l’isolamento del bambino avesse effetti positivi su di lui. In un colpo solo distrusse i tre elementi del sonno normale del bambino:

  1. la posizione: dalla schiena, per poppare il latte della mamma, a pancia in sotto
  2. l’alimentazione: dal latte materno specie-specifico a quello mucca-specifico
  3. il luogo: da vicino alla sua mamma, sottoposto agli stimoli sensoriali provenienti di lei, alla cameretta. Pensi davvero che al tuo piccolo piaccia l’idea di dormire lì dentro da solo, quando tu stessa mamma o tu stesso babbo ti addormenti meglio vicino al tuo partner (posto che lo ami)?

Questa mossa così furba ha contribuito all’epidemia della morte in culla (SIDS), che guarda caso è prerogativa del mondo occidentale. Tragicamente, queste pratiche basate sulla nuova cultura del latte in polvere e del dormire in isolamento hanno causato la morte di circa seicentomila bambini per SIDS: in parte perché la nostra società ha promosso un tipo di sonno prematuro, ininterrotto, isolato rispetto all’universo sensoriale legato alla presenza della mamma. Per tutte queste cose, il neonato, per natura così vulnerabile e neurologicamente immaturo, non era e non è preparato.

Il segreto di validità scientifica che dovrebbe guidarti viene dalla neuroscienza: il cervello del tuo bambino è in gran parte incompiuto alla nascita, con collegamenti tra cellule cerebrali che si formano alla velocità di 1,8 milioni al secondo per tutto il primo anno di età. Queste connessioni cerebrali influenzano l’emisfero destro, che è predittivo della futura salute mentale. È in questa zone che risiedono le radici della nostra stessa umanità, la capacità di percepire le intenzioni e i sentimenti degli altri, di sentire empatia e compassione, e in ultima analisi, di prosperare in relazioni intime. E tutto questo sviluppo avviene principalmente in risposta diretta allo scambio d’amore con il tuo bambino.

Chiudo con l’editoriale di Empathic Parenting 23, no. 1 (2000), del Dottor Barker: i bambini i cui bisogni siano precocemente appagati da genitori amorevoli, soggiacciono inevitabilmente alla più ferrea disciplina possibile: non fanno ciò che non volete perché vi vogliono tanto bene!

(Se cerchi un buon documento da tenere a portata di mano, ti consiglio la mini-guida in Inglese dell’UNICEF, CARING FOR YOUR BABY AT NIGHT. Per una comprensione più approfondita di alcune tematiche legate al sonno, ti raccomando i fogli ISIS sul sonno infantile, tradotti in Italiano dal MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano.)

www.homelifegreenlife.com

pensieri sull’indipendenza

Bimbo e Bimba Mammal, India, Febbraio 2017

I paragoni tra fratelli non si fanno. Tuttavia, credo valga la pena condividere la mia esperienza, per il bene di altri bimbi. Ho allattato Bimbo Mammal per cinque mesi, mentre sua sorella prende il latte Mamma Mammal da ventidue mesi (e continueremo finché ne vorrà). Bimbo Mammal è un bambino nei terribili tre anni, sveglio, gentiluomo (quando si sente cooperativo) ed emotivamente molto sensibile. Bimba Mammal è una bambina sveglia, molto disponibile e super-sicura di sé. Si sa che ogni essere umano è un individuo a sé e che anche all’interno della stessa famiglia l’educazione di ciascun figlio è soggetta a variabili. Ad ogni modo, sono convinta che il dono che sto facendo a Bimba Mammal (l’allattamento prolungato) abbia un ruolo determinante nel delinearsi della sua personalità. L’indipendenza non è qualcosa che si insegna. Fiorisce da sé in presenza di determinate condizioni: amore incondizionato, tenerezza, reattività alle richieste del bambino. Permettere ad un figlio di riempire contemporaneamente il suo pancino ed il suo serbatoio d’affetto finché entrambi sono colmi, è un dono incommensurabile. I benefici per il bambino si riscontrano sotto forma di contentezza, senso di sicurezza, tranquillità. Sono cose che fanno la differenza, che uno lo voglia vedere o no. Il bambino è pervaso da un profondo senso di benessere e percepisce il mondo come un bel posto, che non fa paura. I bambini allattati al seno anche dopo il primo compleanno sono quelli che guardano le persone negli occhi, con lo sguardo brillante di chi si sente bene con ciò che li circonda. È la fiducia in sé quello che si vede. Quando Bimba Mammal è stanca, si è appena fatta male, ha fatto un brutto sogno, ha freddo, ha fame ma la cena non è ancora pronta perché ho le mani piene ogni secondo, il mio latte e il calore del mio corpo sono tutto ciò di cui ha bisogno. In un istante tutto quello che è successo prima svanisce. Si stacca e un sorriso illumina tutta la stanza e chi so trova qui con noi. Dice “Graziemammaa!”. Il mondo torna ad essere un posto meraviglioso da esplorare. È perfetto. Per lei, per me, per tutta la famiglia. Quanto tempo ho impiegato? Cinque, forse dieci minuti di pace assoluta. A volte, quando Bimbo Mammal si sveglia dal sonnellino pomeridiano, piange o persino urla. Non c’è abbraccio o bacio che riesca a calmarlo. Di solito funziona solo un cartone animato preferito che porta via lontano la sua attenzione e trasporta la sua mente in un posto fantasioso e confortevole. Non vedo come Il libro della giungla possa essere più appropriato del seno che offro a Bimba Mammal e spazza via in un istante la sua frustrazione, la paura, o il ricordo di un sogno.

Non nego di avere sensi di colpa nei riguardi dello svezzamento precoce di Bimbo Mammal, ma come mi ricorda Babbo Mammal, abbiamo fatto la scelta che ci sembrava migliore con le informazioni che avevamo allora – troppo poche.

L’allattamento prolungato non rappresenta in alcun modo – come qualcuno teme –  un ostacolo allo sviluppo dell’autonomia del bambino. Di per sé non ha alcuna influenza negativa sul suo comportamento. Un bimbo sano gode di un normale sviluppo fisiologico e cognitivo, mangia autonomamente (seguendo solo il suo pancino!), ha la possibilità di giocare, soprattutto all’aperto, cresce in una atmosfera familiare positiva, ha contatti regolari e frequenti con altri bambini e, in generale, con individui di età differenti. Questo bambino ha una gran varietà di situazioni per imparare ad esprimere i suoi sentimenti, a riconoscerli e, piano piano, grazie alla guida delle sue figure di riferimento più prossime, a gestirli. Rispetto ad un bambino svezzato prima, quello che viene allattato per diversi anni non ha soltanto le stesse possibilità di sviluppare una competenza emotiva, ha ancora di più. Katherine Ann Dettwyler, antropologa presso l’Università di Delaware in Newark,, spiega che in termini di biologia umana (l’uomo come specie) la norma per lo svezzamento dal seno è tra i 2,5 (il minimo!) e i 7 anni. La ricerca non riporta alcuna prova empirica riguardo una eventuale dipendenza emotiva legata all’allattamento prolungato. Al contrario, continua Dettwyler, ci sono prove evidenti del fatto che l’allattamento prolungato, così come la condivisione del sonno sulla stessa superficie tra il bambino e la sua mamma, risultino in bambini più indipendenti, che riportano anche punteggi più alti in valutazione di competenza sociale. In tutto il mondo, la ricerca non fa che confermare questi dati. Insieme alle più grandi organizzazioni mediche mondiali, anche la Academy of Breastfeeding Medicine (Accademia di medicina dell’allattamento al seno) raccomanda che l’allattamento continui anche oltre l’infanzia. Questa organizzazione mondiale di medici dedicata alla promozione, protezione e sostegno dell’allattamento al seno e della lattazione umana sostiene che l’aspetto più saliente della questione è il grave danno causato dalle moderne pratiche di svezzamento precoce.

Elizabeth N. Baldwin era avvocato, legale de La Leche League International di Schaumburg (Chicago) e portavoce dell’allattamento al seno prolungato. Una sua frase mi è rimasta particolarmente impressa: soddisfare il forte bisogno di dipendenza di un bambino è la chiave per aiutarlo a raggiungere l’indipendenza. I bambini superano questo bisogno in tempi del tutto personali (tradotto da “Extended Breastfeeding and the Law”). In altre parole, i bambini che raggiungono l’indipendenza a loro modo sono più autonomi di quei bambini che sono stati forzati prematuramente a diventare indipendenti.

 

Concludo con una riflessione che va aldilà dell’allattamento.

Fermati e chiedi a te stessa quali sono gli obiettivi che vuoi raggiungere per te e per il tuo bambino: che tipo di persona voglio crescere? Quali sono le qualità che vorrei nutrire in lui? Che tipo di relazione voglio instaurare a lungo termine? Come vedo la nostra famiglia tra una decina di anni?
Identifica il bagaglio di nozioni che proviene dall’ambiente in cui sei cresciuta o che ti circonda: per quanto tempo allattano le persone che conosco? Dove dorme un bambino piccolo? Come si dovrebbe addormentare? Quante ore dovrebbe dormire la notte? Cosa faccio quando piange?
Ora chiediti se queste nozioni sono in sintonia con gli obiettivi che ti sei posta. Se pensi che la risposta sia NO, prova a sciacquare via queste concezioni dal tuo cervello. Scegli di ignorarle.
Se hai dei dubbi, filtra: chiediti cosa, tra quelle nozioni nella tua testa, proviene dalla cultura popolare e cosa dice invece la scienza a riguardo*. Se impari a seguire il tuo istinto e ti lasci guidare dal tuo piccolo – che oltretutto è anche la cosa più semplice da fare -, è già moltissimo. Scriviti da qualche parte, dove puoi vederlo sempre, che nessun bambino piange senza un motivo: nei primi anni di vita, ciò che il bambino chiede non è altro che la soddisfazione dei suoi bisogni (fame, sete, conforto, stanchezza, paura, freddo, caldo, fastidio, dolore, eccetera).
Puoi diventare un genitore che rispetta il suo bambino per ciò che è: un essere umano che necessita delle cure più intensive e prolungate. Se ti lasci fuorviare da opinioni ignoranti e pregiudizi, rischi di diventare uno di quei genitori che considerano il bambino come proprietà privata. Quando nasciamo, possediamo una propensione naturale e appassionata ad imparare, crescere, raggiungere il nostro potenziale e vivere in armonia con gli altri individui che ci circondano, nell’ambiente in cui ci troviamo. Al bambino che viene trattato come oggetto di proprietà, viene precluso il raggiungimento delle sue potenzialità. Lascia che i suoi bisogni e i suoi punti di vista abbiano un peso sul tuo processo decisionale. Così, forgerai la strada della sua indipendenza.

 

* Per compiere questo passo devi informarti usando fonti attendibili, non libri di presunti esperti. In genere, le ostetriche sono in grado di consigliare delle letture di qualità.

la nuova epidemia

Michiel Sweerts, Plague in an Ancient City, 1610

Con l’avvento dell’era industriale, tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, si è diffusa una nuova e terribile epidemia: le mamme hanno iniziato a perdere il latte! Orribile.

La malattia è iniziata così. Le madri di città della classe non abbiente andavano a lavorare in fabbrica e mandavano i neonati a vivere presso balie di campagna, dove questi molto spesso morivano per negligenza. Quelle ricche si potevano permettere una balia in casa o vicino casa. Comunque erano molto difficili da reperire. Pian piano si passò al latte di mucca, allungato con acqua. Un preparato spesso micidiale per via delle condizioni igieniche. Come se non bastasse, ai bimbi si iniziò anche a negare la capacità di stimolare la produzione di latte della mamma che allattava. Insomma, i bambini iniziarono ad essere ignorati e lasciati morire di fame.

Il latte artificiale fu la risposta a questi mutamenti e al momento del suo avvento fece molte vittime. Fino ad allora, era il medico familiare che si occupava della salute dei neonati. La medicina pediatrica fu introdotta solo alla fine dell’Ottocento e deve il suo avvento al latte in polvere. Ai medici il compito di salvare migliaia di migliaia di piccole vite umane. Per un medico di quel tempo, riuscire a salvare un bambino dava più notorietà che una intera pagina di pubblicità sul giornale locale. Alcuni iniziarono anche a sperimentare proprie miscele di latte artificiale e si instaurarono le prime collaborazioni tra i medici e le aziende storiche produttrici di latte in polvere. Ad un certo punto, nella confezione del preparato non c’era più neanche la ricetta. Così, serviva un medico per calibrare la dose in base alle esigenze del bebè o del bambino. Il pediatra nacque, dunque, come esperto in latte in polvere. Sono loro che pian piano iniziarono a mettere a orario anche le madri che allattavano, applicando lo stesso principio che guidava l’alimentazione artificiale. Ecco fatto. La mamma non lascia più che sia il suo bambino a guidarla. Il latte spesso cala, pian piano scompare. Fortunatamente, verso la metà del Novecento, pochi medici – meglio di niente – iniziarono a individuare una forte connessione tra la pratica diffusa di mettere mamma e bambino a orario e l’insuccesso nell’allattamento. Amen.

Ancora oggi l’insufficienza di latte affligge la società moderna con pervasività globale. Se la mamma preistorica avesse dovuto fare i conti con une fenomeno come questo, è molto probabile che la specie umana si sarebbe estinta già da molto tempo.

Il documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, “Model Chapter for textbooks for medical students and allied health professionals on Infant and Young Child Feeding” (modello per libri di testo per studenti di medicina e professionisti del settore sanitario), riporta quanto segue: a causa della mancanza di conoscenze e competenze adeguate, gli operatori sanitari sono spesso le barriere pratiche ad una alimentazione adeguata. Ad esempio, possono non sapere come aiutare una madre per avviare e sostenere l’allattamento esclusivo al seno, possono raccomandare l’introduzione troppo precoce di integratori quando ci sono problemi di alimentazione, e possono promuovere apertamente o blandamente sostituti del latte materno.
Attenzione! Ci viene chiesto spesso dal pediatra: “Hai abbastanza latte?”. Mai capito cosa voglia dire questa domanda o cosa voglia implicare. Soprattutto perché spesso non fa seguito neanche una spiegazione. Ad esempio, il medico potrebbero chiarire dicendo che quando il bambino sembra avere più fame del solito, va solo attaccato più spesso per aumentare la montata lattea. Lo stesso documento esorta, infatti, l’operatore sanitario ad evitare proprio quel tipo di espressioni che suonano come giudizi: piuttosto, invita il medico a porre delle domande aperte, così che la mamma non si senta giudicata e insicura. Siamo in molti ad aver ricevuto il consiglio da parte del pediatra di alimentare il bebè con il latte in polvere durante la notte, perché “così il bambino dorme di più”. Il commento più educato che mi viene in mente è: ciò che sta dicendo non è onesto, né nei confronti della mamma, né nei confronti del bambino! Quindi non è etico. È proprio durante la notte che il corpo produce più prolattina. Quindi l’allattamento al seno di notte è particolarmente utile per tenere alta, o meglio al passo, la produzione di latte. Inoltra, la prolattina fa sì che la mamma si senta rilassata e assonnata, così che possa riposare bene anche quando allatta. Inoltre, i genitori dovrebbero sapere che il latte materno della sera contiene più triptofano (un aminoacido che induce il sonno). Il triptofano (assente nel latte artificiale) è un precursore della serotonina, un ormone essenziale per il funzionamento e lo sviluppo cerebrale: nei primi anni di vita, l’ingestione di triptofano porta ad un maggiore sviluppo del recettore della serotonina. La serotonina favorisce il funzionamento del cervello, mantiene il buon umore e contribuisce ai cicli di sonno-veglia. Il latte materno serale/notturno contiene anche melatonina, un ormone che svolge un ruolo importante nel favorire il sonno e ridurre le coliche, nel bambino allattato al seno in maniera esclusiva.

Qualche tempo fa mi sono chiesta come mai i consigli dei pediatri siano spesso in disaccordo con le cose che mi sono state insegnate dalle ostetriche che mi hanno seguita. Così, ho scoperto che i pediatri non ricevono alcun training sull’allattamento, su come funziona e come si sostiene, durante tutto il corso della loro formazione professionale. Come può l’allattamento, fattore di influenza primaria sulla fisiologia e la patologia del bambino, non essere una tematica rilevante nel curriculum del pediatra? Il fatto ancora più grave è questo: se il pediatra si occupa di patologie, perché annaffia le mamme di nozioni prive di base empirica e fondamento scientifico? Soprattutto, lo prego di fare il suo mestiere senza esporsi in campi che non lo competono. I danni possono essere irreparabili. I genitori (insicuri quasi per natura) lo stanno a sentire, perché pensano che si stia esprimendo da un punto di vista medico. Invece, si tratta spesso di pure opinioni personali e prive di qualsiasi fondamento scientifico. Per fortuna, come in tutte le categorie di mestiere, anche in questo ramo si trovano operatori brillanti, che si interessano e approfondiscono questo campo. Per distinguere le opinioni dalle informazioni, chiedi sempre su quale base scientifica si basano le affermazioni o i giudizi che stai ascoltando durante la visita medica del tuo bambino.

La “Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF, L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità“, introduce i “10 PASSI PER IL SUCCESSO DELL’ALLATTAMENTO AL SENO” spiegando che:

il personale sanitario può non avere una conoscenza sufficiente di tale pratica (l’allattamento) ed (avere) una scarsa esperienza nel fornire l’adeguata assistenza alle madri. Può inoltre ignorare i principali fattori che determinano la capacità o meno delle madri di allattare al seno e la durata dell’allattamento. La formazione ricevuta ha orientato il personale all’uso del biberon, considerato una “tecnologia moderna” che può essere adottata e tenuta sotto controllo, piuttosto che verso la preparazione delle madri ad un buon allattamento al seno, considerato un metodo antiquato e non più degno di particolare attenzione. Non deve sorprendere che gli operatori possano anche non essere a conoscenza dell’impatto negativo che le procedure entrate nel comune uso ospedaliero (spesso adottate in base alla loro efficacia o a causa della limitazione delle risorse o ancora per presunti motivi scientifici) possono avere sulla riuscita della fase di approccio e adozione dell’allattamento al seno. Tali ostacoli sono posti da una serie di fattori che vanno dall’organizzazione materiale dei reparti e delle cliniche ostetriche e dei loro servizi all’atteggiamento dei medici, infermieri, amministratori e altri membri del personale.

Così, il modello per libri di testo per studenti di medicina e professionisti del settore sanitario (citato prima), tra gli elementi del programma onnicomprensivo sull’alimentazione del bambino, indica anche la riforma del curriculum dei medici specializzati:

È un vero peccato che ancora oggi moltissime mamme non sappiano ancora che l’unico modo per allattare con successo è lasciare il bambino libero di nutrirsi al seno come e quanto vuole. Si chiama allattamento a richiesta. Si basa sull’identificazione dei segnali di fame o di bisogno di succhiare del bambino e sulla reattività ad essi da parte della mamma. È il modo più naturale, semplice ed efficace per non avere problemi e non doversi occupare di tempi e modalità. Ricordate mamme: quando il bambino si attacca più spesso del solito, quando accetta anche il secondo seno durante lo stesso pasto (mettiamo sia un bimbo che di solito si sazia con un solo lato), quando i seni sono particolarmente morbidi, piccoli e vuoti, è proprio quello il momento in cui il seno sta lavorando a tutto gas! Siete di fronte alla tipica situazione in cui il corpo ha ricevuto chiaro il messaggio e sta andando a tutta velocità per produrre quanto richiesto. In particolari situazioni post-parto, il bambino è sonnolente e non si attacca efficacemente in tempi brevi, oppure mamma e bambino vengono separati. La mamma allora spreme il latte manualmente – entrambi i lati dalle 8 alle 12 volte nell’arco delle 24 ore, cioè ogni 2-3 ore durante il giorno e una volta durante notte – o con la pompa elettrica a doppio set – per 10, 15 minuti, circa 8 volte al giorno – per avviare, o aumentare, oppure per mantenere la montata lattea. Spremerà il seno finché escono le ultime gocce di latte. Il principio è lo stesso. Il livello di formazione del latte dipende in prima linea dal livello di svuotamento del seno! Ricercatori hanno dimostrato che il grado di formazione del latte, durante un giorno e nello stesso seno, in genere oscilla da una a cinque volte di più. Una mamma, cioè, produce nell’arco della stessa giornata da 2 a 13ml all’ora, un’altra da 10 a 50 ml/h, un’altra ancora da 19 a 101 ml/h e via di seguito. Questa variazione, nella stessa mamma, dipende appunto da quanto il bambino succhia, se lascia del latte nel seno o se lo svuota. Vi invito a fidarvi della natura, così come è stata ricercata e studiata. Non mandate tutto all’aria in seguito ad ansie infondate. Se avete dei dubbi, rivolgetevi a del personale qualificato sull’allattamento: ostetriche o consulenti per l’allattamento IBCLC.

Perciò hai capito bene. L’uomo ha creato questa epidemia, quando ha messo insieme il seno con l’orologio. Un’azione che ha programmato la mamma per fallire nel nutrire suo figlio, nell’unica maniera eco-sostenibile: sia per l’ambiente, che per l’essere umano come specie. Anche la donna Neanderthal aveva il seno e allattava i suoi figli, l’orologio è stato inventato milioni di anni dopo. Oggi, in tutto il mondo, ci vogliono programmi governativi o super iniziative come la campagna mondiale “Insieme per l’Allattamento: Ospedali&Comunità Amici dei Bambini uniti per la protezione, promozione e sostegno dell’allattamento materno”. Il suo compito più difficile è quello di arginare i danni e rassicurare le madri: non preoccupatevi, il latte arriverà (o tornerà)!