Bimbo e Bimba Mammal, India, Febbraio 2017

I paragoni tra fratelli non si fanno. Tuttavia, credo valga la pena condividere la mia esperienza, per il bene di altri bimbi. Ho allattato Bimbo Mammal per cinque mesi, mentre sua sorella prende il latte Mamma Mammal da ventidue mesi (e continueremo finché ne vorrà). Bimbo Mammal è un bambino nei terribili tre anni, sveglio, gentiluomo (quando si sente cooperativo) ed emotivamente molto sensibile. Bimba Mammal è una bambina sveglia, molto disponibile e super-sicura di sé. Si sa che ogni essere umano è un individuo a sé e che anche all’interno della stessa famiglia l’educazione di ciascun figlio è soggetta a variabili. Ad ogni modo, sono convinta che il dono che sto facendo a Bimba Mammal (l’allattamento prolungato) abbia un ruolo determinante nel delinearsi della sua personalità. L’indipendenza non è qualcosa che si insegna. Fiorisce da sé in presenza di determinate condizioni: amore incondizionato, tenerezza, reattività alle richieste del bambino. Permettere ad un figlio di riempire contemporaneamente il suo pancino ed il suo serbatoio d’affetto finché entrambi sono colmi, è un dono incommensurabile. I benefici per il bambino si riscontrano sotto forma di contentezza, senso di sicurezza, tranquillità. Sono cose che fanno la differenza, che uno lo voglia vedere o no. Il bambino è pervaso da un profondo senso di benessere e percepisce il mondo come un bel posto, che non fa paura. I bambini allattati al seno anche dopo il primo compleanno sono quelli che guardano le persone negli occhi, con lo sguardo brillante di chi si sente bene con ciò che li circonda. È la fiducia in sé quello che si vede. Quando Bimba Mammal è stanca, si è appena fatta male, ha fatto un brutto sogno, ha freddo, ha fame ma la cena non è ancora pronta perché ho le mani piene ogni secondo, il mio latte e il calore del mio corpo sono tutto ciò di cui ha bisogno. In un istante tutto quello che è successo prima svanisce. Si stacca e un sorriso illumina tutta la stanza e chi so trova qui con noi. Dice “Graziemammaa!”. Il mondo torna ad essere un posto meraviglioso da esplorare. È perfetto. Per lei, per me, per tutta la famiglia. Quanto tempo ho impiegato? Cinque, forse dieci minuti di pace assoluta. A volte, quando Bimbo Mammal si sveglia dal sonnellino pomeridiano, piange o persino urla. Non c’è abbraccio o bacio che riesca a calmarlo. Di solito funziona solo un cartone animato preferito che porta via lontano la sua attenzione e trasporta la sua mente in un posto fantasioso e confortevole. Non vedo come Il libro della giungla possa essere più appropriato del seno che offro a Bimba Mammal e spazza via in un istante la sua frustrazione, la paura, o il ricordo di un sogno.

Non nego di avere sensi di colpa nei riguardi dello svezzamento precoce di Bimbo Mammal, ma come mi ricorda Babbo Mammal, abbiamo fatto la scelta che ci sembrava migliore con le informazioni che avevamo allora – troppo poche.

L’allattamento prolungato non rappresenta in alcun modo – come qualcuno teme –  un ostacolo allo sviluppo dell’autonomia del bambino. Di per sé non ha alcuna influenza negativa sul suo comportamento. Un bimbo sano gode di un normale sviluppo fisiologico e cognitivo, mangia autonomamente (seguendo solo il suo pancino!), ha la possibilità di giocare, soprattutto all’aperto, cresce in una atmosfera familiare positiva, ha contatti regolari e frequenti con altri bambini e, in generale, con individui di età differenti. Questo bambino ha una gran varietà di situazioni per imparare ad esprimere i suoi sentimenti, a riconoscerli e, piano piano, grazie alla guida delle sue figure di riferimento più prossime, a gestirli. Rispetto ad un bambino svezzato prima, quello che viene allattato per diversi anni non ha soltanto le stesse possibilità di sviluppare una competenza emotiva, ha ancora di più. Katherine Ann Dettwyler, antropologa presso l’Università di Delaware in Newark,, spiega che in termini di biologia umana (l’uomo come specie) la norma per lo svezzamento dal seno è tra i 2,5 (il minimo!) e i 7 anni. La ricerca non riporta alcuna prova empirica riguardo una eventuale dipendenza emotiva legata all’allattamento prolungato. Al contrario, continua Dettwyler, ci sono prove evidenti del fatto che l’allattamento prolungato, così come la condivisione del sonno sulla stessa superficie tra il bambino e la sua mamma, risultino in bambini più indipendenti, che riportano anche punteggi più alti in valutazione di competenza sociale. In tutto il mondo, la ricerca non fa che confermare questi dati. Insieme alle più grandi organizzazioni mediche mondiali, anche la Academy of Breastfeeding Medicine (Accademia di medicina dell’allattamento al seno) raccomanda che l’allattamento continui anche oltre l’infanzia. Questa organizzazione mondiale di medici dedicata alla promozione, protezione e sostegno dell’allattamento al seno e della lattazione umana sostiene che l’aspetto più saliente della questione è il grave danno causato dalle moderne pratiche di svezzamento precoce.

Elizabeth N. Baldwin era avvocato, legale de La Leche League International di Schaumburg (Chicago) e portavoce dell’allattamento al seno prolungato. Una sua frase mi è rimasta particolarmente impressa: soddisfare il forte bisogno di dipendenza di un bambino è la chiave per aiutarlo a raggiungere l’indipendenza. I bambini superano questo bisogno in tempi del tutto personali (tradotto da “Extended Breastfeeding and the Law”). In altre parole, i bambini che raggiungono l’indipendenza a loro modo sono più autonomi di quei bambini che sono stati forzati prematuramente a diventare indipendenti.

 

Concludo con una riflessione che va aldilà dell’allattamento.

Fermati e chiedi a te stessa quali sono gli obiettivi che vuoi raggiungere per te e per il tuo bambino: che tipo di persona voglio crescere? Quali sono le qualità che vorrei nutrire in lui? Che tipo di relazione voglio instaurare a lungo termine? Come vedo la nostra famiglia tra una decina di anni?
Identifica il bagaglio di nozioni che proviene dall’ambiente in cui sei cresciuta o che ti circonda: per quanto tempo allattano le persone che conosco? Dove dorme un bambino piccolo? Come si dovrebbe addormentare? Quante ore dovrebbe dormire la notte? Cosa faccio quando piange?
Ora chiediti se queste nozioni sono in sintonia con gli obiettivi che ti sei posta. Se pensi che la risposta sia NO, prova a sciacquare via queste concezioni dal tuo cervello. Scegli di ignorarle.
Se hai dei dubbi, filtra: chiediti cosa, tra quelle nozioni nella tua testa, proviene dalla cultura popolare e cosa dice invece la scienza a riguardo*. Se impari a seguire il tuo istinto e ti lasci guidare dal tuo piccolo – che oltretutto è anche la cosa più semplice da fare -, è già moltissimo. Scriviti da qualche parte, dove puoi vederlo sempre, che nessun bambino piange senza un motivo: nei primi anni di vita, ciò che il bambino chiede non è altro che la soddisfazione dei suoi bisogni (fame, sete, conforto, stanchezza, paura, freddo, caldo, fastidio, dolore, eccetera).
Puoi diventare un genitore che rispetta il suo bambino per ciò che è: un essere umano che necessita delle cure più intensive e prolungate. Se ti lasci fuorviare da opinioni ignoranti e pregiudizi, rischi di diventare uno di quei genitori che considerano il bambino come proprietà privata. Quando nasciamo, possediamo una propensione naturale e appassionata ad imparare, crescere, raggiungere il nostro potenziale e vivere in armonia con gli altri individui che ci circondano, nell’ambiente in cui ci troviamo. Al bambino che viene trattato come oggetto di proprietà, viene precluso il raggiungimento delle sue potenzialità. Lascia che i suoi bisogni e i suoi punti di vista abbiano un peso sul tuo processo decisionale. Così, forgerai la strada della sua indipendenza.

 

* Per compiere questo passo devi informarti usando fonti attendibili, non libri di presunti esperti. In genere, le ostetriche sono in grado di consigliare delle letture di qualità.

pensieri sull’indipendenza

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