breasts are not for men, by Mamma Mammal, India, gennaio 2017

 

…la spazzata finale ai cliché da eliminare!

 

l’allattamento notturno provoca carie

La carie dentale è causata da un batterio chiamato streptococco mutans, il quale produce un acido che provoca il decadimento dei denti. Il latte materno contiene lattoferrina (proteina del latte), che uccide lo streptococco mutans, proteggendo lo smalto. Inoltre, lactobacilli e altre molecole specifiche, come la β-caseina e le IgA secretorie, anch’essi non presenti nel latte artificiale, inibiscono la crescita e l’adesione dei batteri cariogeni. Sulla base delle ricerche disponibili, non esiste quindi nessuna associazione tra allattamento al seno e la carie della prima infanzia. (Per ulteriori approfondimenti sul tema, visita la pagina della consulente per l’allattamento Kelly Boniata, IBCLC. Le informazioni presentate sono tratte da svariati e recenti studi, elencati in fondo alla sua pagina.) Detto ciò, va da sé che anche un bambino allattato al seno può avere la carie, legata alle abitudini nutrizionali e/o all’igiene orale. Già prima del sorgere dei primi dentini, ogni bambino può essere abituato a una buona pulizia mattina e sera, iniziando con il massaggia-gengiva, per poi passare al mini-spazzolino.

La sindrome o carie da biberon è la condizione di carie del bambino allattato con biberon, contenente latte artificiale o latte di mucca, i quali non contengono gli agenti protettivi descritti prima. Inoltre, la tettarella del biberon appoggiata sui denti eroga in bocca la bevanda (latte, tisana istantanea, altra bevanda zuccherata) goccia a goccia, per tutta la notte. La meccanica dell’allattamento al seno differisce drammaticamente, in quanto un bambino deve succhiare attivamente per tirare il latte materno in bocca: senza suzione attiva (cioè quando dorme), non c’è erogazione di latte. Ultimo aspetto, ma non meno importante, il capezzolo – a differenza della tettarella – è collocato ben dietro i denti.
In sintesi, il batterio streptococco mutans può essere introdotto nella bocca tramite le tettarelle artificiali e i componenti del latte in polvere, del latte di mucca o di altri alimenti presenti nella dieta del bambino (lo zucchero), che contribuiscono alla formazione di carie. Contemporaneamente, vengono a mancare la lattoferrina e gli altri componenti antibatterici del latte materno.

Per finire, l’allattamento materno esclusivo per sei mesi riduce del 72% il rischio di malocclusione dentale.

 

l’allattamento al seno è psicosessualmente dannoso, in particolare al di là di una certa età

Nel Diciannovesimo secolo, in America, il consumo di alcol rappresentava un problema grave. Così, la Woman’s Christian Temperance Union (WCTU) iniziò a promuovere la teoria secondo cui una forma di allattamento vizioso (quello a richiesta) sarebbe stata all’origine dell’alcolismo. In altre parole, se le donne volevano proteggere i propri figli dall’alcolismo in futuro, dovevano smettere di “cedere” e di dare il seno ai loro piccoli quando questi ne mostravano il bisogno. In questo modo, avrebbero frenato la loro istintiva ricerca di piacere, sin dalla tenera età. Oggi, tutti riconosciamo l’assurdità di questa teoria.

Nel bambino, la suzione crea una sensazione di piacevolezza, prevista dalla natura e legata alla continuazione della specie. Se succhiare fosse spiacevole o addirittura doloroso, il neonato non sopravvivrebbe a lungo. Alla sua presenza è legata infatti la possibilità di alimentarsi e quindi la sopravvivenza e la crescita. Non a caso, uno dei più frequenti sintomi di grave malattia del neonato è rappresentato dalla diminuzione o dalla scomparsa di questo riflesso. Il seno materno è certamente l’oggetto primario attraverso cui viene soddisfatta la pulsione. Tuttavia, l’istinto di suzione è così forte, che il bambino a cui venga negato il seno, riesce ad appagarsi anche con la tettarella, il ciuccio, il pollice, eccetera.

Anche nella mamma, la suzione del bambino durante la poppata genera una sensazione piacevole e un senso di rilassatezza. Quando un bambino succhia il latte della mamma, impulsi sensoriali passano dal capezzolo al cervello; in risposta, la ghiandola pituitaria o ipofisi rilascia prolattina e ossitocina (pag. 11). La prolattina stimola la produzione di latte (per la poppata successiva), fa sentire la mamma rilasciata e assopita; l’ossitocina genera il flusso di latte (durante la poppata), infonde calma e riduce lo stress. Da un punto di vista antropologico, la funzione biologica del seno è quella di alimentare i piccoli e la sensazione di piacevolezza derivata dalla suzione avrebbe ragioni principalmente legate alla continuazione della specie.

Detto questo, chi teme per il bambino danni a livello psicosessuale, legati all’allattamento prolungato dopo il primo anno di vita, dimentica due fattori importanti.
Il primo, è che nell’homo sapiens (noi) l’allattamento al seno per alcuni anni è la NORMA biologica. Sia la madre che il bambino sono evolutivamente progettati per prosperare sotto tale condizione e all’interno di tale rapporto. Non vi è alcuna ricerca che mostri alcun effetto negativo derivato dall’allattamento al seno al di là di qualsiasi traguardo o età. Anzi, le leggi e le raccomandazioni ufficiali riflettono questo punto, sostenendo il diritto della donna di allattare al seno il suo bambino, per il periodo di tempo che ENTRAMBI desiderano.
Il secondo elemento è legato alla forte sessualizzazione del seno femminile (pag. 9) nella società occidentale, iniziata dai mass media e di cui né mamma né bambino sono responsabili. Sarebbe proprio questo fenomeno, secondo diversi ricercatori, ad aver contribuito alla de-normalizzazione dell’allattamento nella nostra società. Nel 1951, gli antropologi Clellan Ford e Frank Beach, dell’Università di Yale, condussero un sondaggio sulle abitudini sessuali di 190 culture differenti, dal Circolo Polare Artico alla Nuova Zelanda, con raffronti paralleli tra l’uomo e il suo parente più stretto: i primati. Il libro che ne risultò, Patterns of Sexual Behavior, descrive come il coinvolgimento diretto del seno, sia prima che durante l’atto sessuale, fosse presente soltanto in tredici delle centonovanta culture studiate. Inoltre, solo in queste tredici, la misura e la forma del seno femminile erano ritenute importanti in relazione all’attrattività sessuale della donna. Altre culture mostrarono preferenze del tutto diverse. In queste, il seno era considerato per la sua funzione biologica: alimentare la progenie.

Dunque, opinioni disinformate, giudizi e pettegolezzi non possono più essere accettati. Per fortuna, Babbo Mammal ed io non abbiamo mai basato le nostre decisioni genitoriali su queste cose.

La giornalista ambientale Jennifer Grayson, nella sua recente opera – 2016 -, Unlatched, offre un quadro straordinario sul tema della de-normalizzazione dell’allattamento nella società moderna.

 

l’allattamento al seno oltre un anno è più per la madre che il bambino

Lasciati guidare dal tuo bambino, osservalo e ti mostrerà la verità.
Se ti ho incuriosito, l’articolo su l’allattamento prolungato per la mamma e il suo bambino fa un po’ di luce sull’argomento.

 

una volta messi i denti, il bambino va svezzato

L’allattamento al seno non è sano e fantastico quando il tuo piccolo ha undici mesi e ventinove giorni, per poi diventare malsano e disgustoso il giorno del suo primo compleanno. La capacità verbale del bambino e la presenza dei denti sono completamente irrilevanti. Alcuni bambini non parlano fino al compimento di un paio di anni. Alcuni bambini nascono addirittura con i denti.

Quelli da latte sono i primi dentini che spuntano a partire dal sesto mese di vita (indicativamente) e fino a circa due anni. Si chiamano denti da latte proprio perché si riferiscono al primissimo periodo dell’infanzia e sono meno resistenti di quelli definitivi.
Dunque pensaci un attimo. I bambini perdono i denti da latte intorno ai sei anni. A questa età nascono i primi molari permanenti e corrisponde al periodo di svezzamento nei nostri parenti più stretti: i primati. Il sistema immunitario di un bambino non è ancora formato prima dei sei anni. Il sistema immunitario della mamma provvede agli anticorpi necessari prima del completamento di questa fase dello sviluppo del bambino. Questi elementi non ti suggeriscono nulla sulla norma biologica per lo svezzamento nell’essere umano?

Un’ultima riflessione. Katie Hinde, dottorato di ricerca presso il dipartimento di biologia evolutiva umana dell’Università di Harvard, spiega che non c’è una strada a senso unico, non è possibile stabilire un’età adatta che valga per tutti i bambini. L’allattamento non soddisfa solo la fame e la sete. È la fonte primaria di rassicurazione e conforto, è vicinanza, regolazione di emozioni ed affetto. Lo svezzamento dal seno è un percorso, con implicazioni sulla salute e la sfera emozionale del bambino e della sua mamma. Deve coinvolgere entrambi e non solo: l’intera famiglia. Il bambino e i suoi bisogni vanno rispettati: la mamma può gradualmente diminuire le volte in cui offre il seno al piccolo, fino a non offrirlo del tutto. La mamma assume una posizione di totale empatia e affetto, anziché di possesso del bambino che sta svezzando: può rispondere al richiamo del suo bambino e concedergli ciò di cui ha bisogno, finché lui pian piano perda interesse. Può durare settimane, mesi, a volte anni.

Ignora le piccole battute e fai ciò che ritieni giusto per il tuo bambino, sapendo che la scienza mondiale sostiene all’unisono la fortuna del bambino che gode di un rapporto prolungato di allattamento al seno.

tetta a posto del ciuccio o viceversa? QUARTA PARTE

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